lunedì 11 febbraio 2013

TUNISIA

Scontri e caos in Tunisia, ucciso il leader dell'opposizione

Alta tensione in Tunisia dove stamane Chokri Belaid, leader del partito di opposizione dei patrioti democratici, movimento che fa parte della coalizione anti-islamista "Fronte Popolare", e' stato freddato a Tunisi con quattro colpi di proiettile che lo hanno colpito alla testa e al collo. La notizia ha provocato l'immediata reazione della folla che si e' riversata in avenue Bourghiba, nei pressi del ministero dell'Interno, per protestare e chiedere le dimissioni del premier Hamadi Jebali. I manifestanti si sono affollati anche nelle strade di Sidi Bouzid, dove nel dicembre del 2010 l'ambulante disoccupato Mohamed Bouazizi si diede fuoco dando inizio alle proteste del mondo arabo. La polizia, per disperdere la folla, ha iniziato a lanciare gas lacrimogeni, mentre quattro partiti dell'opposizione hanno deciso di uscire dall'Assemblea legislativa. "Continueremo a combattere i nemici della rivoluzione" ha detto il presidente tunisino Moncef Marzouki a Strasburgo per partecipare alla sessione plenaria del Parlamento europeo. Marzouki e' immediatamente rientrato a Tunisi e ha anche annullato il suo viaggio di domani al Cairo per partecipare al Vertice della cooperazione islamica.

La situazione politica e' comunque diventata incandescente nel Paese e le accuse dell'opposizione ora vanno soprattutto in direzione del partito al governo, Ennahda, eletto subito dopo le rivolte nel 2011. Gli assassini di Chokri Belaid "vogliono un bagno di sangue" in Tunisia "ma non ci riusciranno" si e' difeso il leader del partito di maggioranza, Rached Ghannouci, accusato dalla famiglia di Belaid di essere il mandante dell'omicidio. A modificare il tiro delle accuse ci ha pensato anche il premier tunisino Hamadi Jebali che ha definito l'attentato "un atto di terrorismo". "L'uccisione di Belaid - ha detto il premier - e' un assassinio politico della rivoluzione tunisina: uccidendolo hanno voluto mettere a tacere la sua voce". Chokri Belaid era uno dei principali esponenti delle forze laiche tunisine che si oppongono al governo di Ennahda. La notizia della morte di Belaid era stata data proprio da suo fratello Abdelmajid e dalla moglie che aveva ricordato che proprio sabato scorso Chokri aveva accusato "mercenari" al soldo di Ennahda di aver attaccato una riunione del suo partito. La morte di Belaid ha avuto eco anche a livello internazionale. Il presidente francese, Francois Hollande ha condannato la morte "di una delle voci piu' coraggiose e libere" della Tunisia.

Il premier tunisino e segretario generale di Ennahda, Hamadi al Jebali, formera' un nuovo governo tecnico entro 24 ore. I ministri di questo governo non si presenteranno alle prossime elezioni. Lo ha riferito al Jazira. Al Jebali pronuncera' alle 20 un messaggio alla nazione.


“Riprendiamoci la Rivoluzione” la Tunisia in rivolta dopo il delitto

TUNISI — Passano correndo decine di ragazzi giovanissimi, inseguiti da schiere di agenti della sicurezza con caschi e divise nere a bordo di rombanti motociclette, passa una lunga fila di camionette della polizia pronte a mettere dentro quelli che possono acchiappare. Davanti al ministero dell’Interno due agenti sono riusciti ad afferrare un ragazzo attraverso un buco nel filo spinato e tirandolo per il maglione l’hanno trascinato senza una scarpa dentro il ministero. Anche ieri come mercoledì l’avenue Bourghiba nel cuore di Tunisi è stata al centro degli scontri. Gruppi di agenti in tenuta d’assalto aspettavano i dimostranti agli angoli dei vicoli, sparando lacrimogeni che per fortuna il vento, che si è levato in giornata dopo una mattina di pioggia, disperdeva. I ragazzi rispondevano con qualche sassata. Ma è solo un assaggio. La giornata cruciale sarà oggi, quando centinaia di migliaia di persone sono attese ai funerali di Chokri Belaid. La salma sarà accompagnata al cimitero di Djellaz dalla casa paterna nel quartiere di Jebel Jeloud. Lo choc nel paese è stato grande.
«Morti ce ne sono già stati. Persone picchiate in carcere, attaccate per strada. Ma questo è il primo omicidio politico organizzato e preparato a sangue freddo» dice un professore di scienze politiche all’Università di Tunisi, Hamadi Redissi: «Segnerà una svolta che può sconvolgere lo scacchiere politico». I sindacati hanno indetto per oggi uno sciopero generale, anche questo un novum per la Tunisia. In alcune università lo sciopero è già iniziato e giudici e avvocati già da ieri non lavorano. «Chi ha fatto la rivoluzione oggi non è più politicamente rappresentato. Chokri denunciava la violenza sempre più dilagante. Ennahda dice di essere contro la violenza, ma protegge i Comitati per la salvaguardia della rivoluzione di cui tutti i partiti, anche quelli della coalizione di governo, hanno chiesto lo scioglimento. E ha un occhio di estremo riguardo per i salafisti, che hanno goduto finora di un’assoluta impunità ».
Il ministero dell’Interno ha reso noto che un poliziotto è morto negli scontri di mercoledì e che l’autista di Chokri Belaid è sotto torchio, interrogato per diverse ore, ha detto un portavoce. Qualcuno l’aveva visto da una finestra parlare con uno degli attentatori prima che Belaid uscisse di casa. O forse ne fanno un capro espiatorio, dice
una vicina di casa della famiglia Belaid che è venuta a dargli l’ultimo saluto, visto che invece degli attentatori invece non c’è traccia.
Noura è una giovane donna che avevo conosciuto durante la manifestazione per i diritti delle donne nell’agosto scorso. Viene dalla provincia, da Gafsa, una famiglia di contadini con sei figli. Già da studentessa si era fatta conoscere, per la sua resistenza. «Le camere della casa dello studente - spiega - venivano date solo a chi pagava una tangente, era il 2004, io ho deciso di occupare la casa dello studente per quindici giorni. Fu il mio avvio alla politica». Più tardi creò un comitato dei diplomati disoccupati, ne nacquero altri e furono una delle punte di lancia della rivoluzione. Più volte era stata arrestata. Ha ancora speranza? «Nulla è cambiato. Arbitrio e tortura ci sono sempre. La polizia non è cambiata.. ». Ma Noura ha ancora speranza: «Fermeremo gli estremisti. Le donne tunisine non accetteranno mai di vivere come in Afghanistan». «Abbiamo fatto la rivoluzione e oggi ci dobbiamo chiedere: a che scopo? », mi dice uno studente che fa il tassista. Tutti sperano in un governo di unità nazionale, che sciolga i Comitati e metta finalmente ai posti di governo gente competente, che faccia decollare l’economia, la situazione oggi è ancora peggio
che ai tempi di Ben Ali. «La proposta del primo ministro Jebali, anche se subito respinta da Ennahda, potrebbe essere una via d’uscita», mi dice Redissi. «Jebali è un ennahdista moderato, un realista. Il clan di Gannouchi l’ha subito respinta, sono contro qualsiasi concessione. Ma ormai hanno perduto qualsiasi credibilità, qualsiasi virtù morale in cui la gente aveva potuto credere. Alle elezioni ebbero il 35 per cento, oggi l’80 per cento della popolazione è contro di loro. Per questo è stato ucciso Chokri: perché trovava sempre più consensi proprio in quell’elettorato che aveva votato Ennahda fidandosi delle loro promesse: lavoro, un po’ di benessere economico e tolleranza religiosa».

Vanna Vannuccini



Tunisia, marea umana
ai funerali di Belaid

Sciopero generale, voli cancellati
E riesplode la violenza nel Paese

Tunisi, 8 febbraio 2013  - E’ stato sepolto al cimitero di El-Jellaz a Tunisi Chokri Belaid, il leader dell’opposizione laica tunisina assassinato mercoledì scorso. Un’autentica marea umana ha accompagnato le spoglie e ha assistito alle esequie mentre tutto il Paese nordafricano si fermava per lo sciopero generale. Secondo fonti giornalistiche tunisine, riportate da Arabiya e Al Jazira, addirittura un milione e 400mila persone avrebbe partecipato al rito funebre. Nonostante il forte evnto e la pioggia battente, la folla ha accompagnato il feretro avvolto nella bandiera rossa tunisina e ricoperto di fiori nei tre chilometri e mezzo di tragitto dal centro culturale di Djebel Jelloud, su cui erano stati disegnati i grandi baffi neri simbolo del leader del Movimento dei patrioti democratici, fino al cimitero. Scaramucce e scontri si sono registrati lungo il percorso del corteo funebre, con la polizia che ha usato i gas lacrimogeni per disperdere la folla. Ovunque c’erano centinaia, migliaia di bandiere, ma solo della Tunisia. Mentre la salma veniva inumata, migliaia di persone hanno gridato ‘Allah è grande’, prima di cantare l’inno nazionale tunisino e recitare il primo versetto del Corano.
Le esequie hanno assunto a tratti il tono di una manifestazione contro il partito islamista al governo, Ennahda, accusato di essere il mandante dell’assassinio. Tra i partecipanti, numerosi esponenti politici (ma nessuno - secondo al-Arabiya - degli uomini di spicco di Ennahda) e la vedova di Belaid, Besma, che ha innalzato le due dita in segno di vittoria quando, a più riprese, si è levato dai dimostranti il grido: "Il popolo vuole un’altra rivoluzione". La figlia di otto anni di Belaid è anche svenuta per qualche attimo per l’emozione.
Tunisi ha vissuto una giornata surreale, con quasi tutte le attività bloccate dallo sciopero generale proclamato dal principale sindacato, l’Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (Ugtt). Il Paese è rimasto virtualmente isolato: l’aeroporto di Tunisi-Cartagine ha reso nota la cancellazione per l’intera giornata di tutti i voli in arrivo e in partenza dallo scalo, sia interni sia internazionali. La violenza è però nel frattempo già riesplosa a Gafsa, nella Tunisia centrale: giovani dimostranti hanno aggredito un poliziotto, che è stato trascinato a forza fuori dalla sua auto e picchiato selvaggiamente: adesso è in stato di coma. Gli assalitori hanno anche appiccato il fuoco a un commissariato e hanno messo in fuga le forze di sicurezza.




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