Questo Blog si propone di dare risposta agli interrogativi e alle polemiche che più frequentemente hanno per oggetto la religione islamica e il Corano. Tale attività è particolarmente necessaria in Italia, data la totale disinformazione che gli italiani hanno sulla religione di un miliardo seicento milioni di musulmani in tutto il mondo.
mercoledì 17 novembre 2010
martedì 16 novembre 2010
Una cara lettera del vecchio amico Davide Lombardi felicemente residente a Modena
As-salām ‘alaykum, Abdullah
Ieri pomeriggio ho ricevuto una telefonata da un vecchio amico che non sentivo da un po'.
Ci siamo conosciuti qualche anno fa.
A quattro mani con Martino Pinna, scrissi un suo ritratto per il settimanale vicentino VicenzaAbc, diretto da Matteo Rinaldi (il pezzo si può trovare qui, a pagina 6).
Lui, Domenico, il Buffa, non apprezzò moltissimo, accusandoci di aver ricamato un po' troppo sulle sue parole.
Di esserci fatti prendere la mano dall'affabulatore e dal cantastorie.
Fino a trasformarlo nel protagonista di una storia più nostra che sua.
Una allegra querelle finita come doveva finire: a far da prima prima pietra a un rapporto di stima e amicizia inalterato nel tempo.
Ieri, Domenico mi ha telefonato per comunicarmi che tra nome e cognome, ci ha infilato anche un secondo nome, da convertito all'Islam: Abdullah.
Immagino che adesso, perché si volti chiamandolo, bisogna pronunciare il suo nome per intero: Domenico Abdullah Buffarini.
Al telefono mi ha spiegato che "la conversione avviene perché così vuole Allah il Grande" e qualche altro accenno, pescato nel suo personale (e profondissimo) pozzo di cultura, sulla religione di cui più si parla a sproposito in Italia e non solo.
Andrò a trovarlo a Vicenza, dove ancora vive, per capirne di più. Anche se ho seri dubbi che Allah mi scelga, perfino dopo aver ascoltato con attenzione le parole di quel gran narratore di Abdullah, ultimo tra i suoi figli.
Quel che è certo è che Domenico ha trovato nuovo terreno per combattere la sua personale guerra contro l'ignoranza e l'ingiustizia, cosa che ha sempre fatto ben prima che l'Islam lo accogliesse.
Dal suo blog - In difesa dell'Islam - il vecchio barricadero si scaglia con parole tonitruanti contro quella che ritiene essere la totale disinformatia che ammanta l'argomento.
Non fatico a credergli, solo considerando la mia abissale ignoranza in materia.
Anche se, a parziale giustificazione, potrei citare Gandhi, secondo il quale, proprio perché esiste uno solo Dio, è cosa buona e giusta che ognuno lo veneri secondo le tradizioni e la cultura di cui fa parte.
Chissà che ne pensa Abdullah, che da sempre cerca altrove spazi per le proprie visioni.
Domenico mi ha pure detto che probabilmente, dopo tanti anni e tante battaglie, lascerà Vicenza. E mi dispiace. Perché penso che a rimetterci di un simile distacco sia più quella città che lui.
Ma, Insciallah, sia come Dio vuole.
Al vecchio leone, auguro di vincere almeno qualcuna delle sue battaglie prossime venture.
Ma soprattutto, spero che tra le tante frescacce che sentiamo quotidianamente sui musulmani, almeno una sia vera: la famosa storia delle settanta (o quaranta?) vergini che aspettano con pazienza ogni buon musulmano in paradiso.
Secondo alcune varianti sufi, tutte rigorosamente armate di una morbidissima piuma di pavone, per il buon uso del nuovo inquilino del Janna.
Ma forse, quest'ultima, è solo una mia invenzione.
Che lui mi contesterà per i prossimi trenta o quarant'anni.
As-salām ‘alaykum, Domenico Abdullah Buffarini.
Ci siamo conosciuti qualche anno fa.
A quattro mani con Martino Pinna, scrissi un suo ritratto per il settimanale vicentino VicenzaAbc, diretto da Matteo Rinaldi (il pezzo si può trovare qui, a pagina 6).
Lui, Domenico, il Buffa, non apprezzò moltissimo, accusandoci di aver ricamato un po' troppo sulle sue parole.
Di esserci fatti prendere la mano dall'affabulatore e dal cantastorie.
Fino a trasformarlo nel protagonista di una storia più nostra che sua.
Una allegra querelle finita come doveva finire: a far da prima prima pietra a un rapporto di stima e amicizia inalterato nel tempo.
Ieri, Domenico mi ha telefonato per comunicarmi che tra nome e cognome, ci ha infilato anche un secondo nome, da convertito all'Islam: Abdullah.
Immagino che adesso, perché si volti chiamandolo, bisogna pronunciare il suo nome per intero: Domenico Abdullah Buffarini.
Al telefono mi ha spiegato che "la conversione avviene perché così vuole Allah il Grande" e qualche altro accenno, pescato nel suo personale (e profondissimo) pozzo di cultura, sulla religione di cui più si parla a sproposito in Italia e non solo.
Andrò a trovarlo a Vicenza, dove ancora vive, per capirne di più. Anche se ho seri dubbi che Allah mi scelga, perfino dopo aver ascoltato con attenzione le parole di quel gran narratore di Abdullah, ultimo tra i suoi figli.
Quel che è certo è che Domenico ha trovato nuovo terreno per combattere la sua personale guerra contro l'ignoranza e l'ingiustizia, cosa che ha sempre fatto ben prima che l'Islam lo accogliesse.
Dal suo blog - In difesa dell'Islam - il vecchio barricadero si scaglia con parole tonitruanti contro quella che ritiene essere la totale disinformatia che ammanta l'argomento.
Non fatico a credergli, solo considerando la mia abissale ignoranza in materia.
Anche se, a parziale giustificazione, potrei citare Gandhi, secondo il quale, proprio perché esiste uno solo Dio, è cosa buona e giusta che ognuno lo veneri secondo le tradizioni e la cultura di cui fa parte.
Chissà che ne pensa Abdullah, che da sempre cerca altrove spazi per le proprie visioni.
Domenico mi ha pure detto che probabilmente, dopo tanti anni e tante battaglie, lascerà Vicenza. E mi dispiace. Perché penso che a rimetterci di un simile distacco sia più quella città che lui.
Ma, Insciallah, sia come Dio vuole.
Al vecchio leone, auguro di vincere almeno qualcuna delle sue battaglie prossime venture.
Ma soprattutto, spero che tra le tante frescacce che sentiamo quotidianamente sui musulmani, almeno una sia vera: la famosa storia delle settanta (o quaranta?) vergini che aspettano con pazienza ogni buon musulmano in paradiso.
Secondo alcune varianti sufi, tutte rigorosamente armate di una morbidissima piuma di pavone, per il buon uso del nuovo inquilino del Janna.
Ma forse, quest'ultima, è solo una mia invenzione.
Che lui mi contesterà per i prossimi trenta o quarant'anni.
As-salām ‘alaykum, Domenico Abdullah Buffarini.
L'INFLUENZA DELL'ISLAM SULLA CULTURA EUROPEA
Il Profeta Muhammad in uno dei suoi "Hadith" (frasi e pensieri del Profeta tramandati dai suoi amici e discepoli) ha avvertito che non sempre è agevole intendere la parola di Dio con le orecchie della ragione perchè esse possono ingannarti... "e allora affidati a quella del cuore, perchè esse sono soltanto tue e non possono mentirti".
Il tema che qui vogliamo sviluppare in modo necessariamente schematico riguarda "le ragioni della mente" e cioè di quelle che sulla base della mia ricerca, non ultima causa della mia conversione all'Islam, mi sono apparsi come i maggiori contributi della cultura islamica alla civiltà europea e cioè delle
RADICI ISLAMICHE DELL'EUROPA.
RADICI ISLAMICHE DELL'EUROPA.
I - CONTRIBUTI ALLA SCIENZA E ALLA FILOSOFIA
Nel Corano si legge che Dio ha fornito all'essere umano una qualità che neppure gli Angeli possiedono: IL DESIDERIO DI CONOSCENZA, che deve dispiegarsi sull'opera del Creatore, l'universo, la terra e tutte le sue creature. La scienza rivela all'intelletto umano quel che nella realtà sensibile non è immediatamente percepito; essa è un dovere verso il Creatore: per questo, nell'Islam la scienza è sempre stata libera: non vi è stato mai un caso "Giordano Bruno", condannato al rogo per aver sostenuto tra l'altro che esistono più mondi: la prima sura del Corano riporta uno dei titoli attribuiti a Dio, "Rabbi Alamin", "Signore dei mondi".
Non vi è mai stato un caso "Galileo", che e il rogo lo ha rischiato per aver sostenuto la tesi copernicana "la terra gira con gli altri pianeti intorno al sole". Gli astronomi arabi avevano intuito tale verità già da qualche centinaio di anni.
Grazie a tale atteggiamento spirituale, oggettivamente razionalistico anche se sorretto dalla fede nell'unico Dio, la scienza araba è sempre stata rivolta a risultati pratici al servizio dell'uomo. Gli Arabi a misura che procedevano le loro conquiste e le loro avanzate, prevalentemente incruente, furono una specie di carpa assorbente culturale di tutte le culture che incontravano.
Le biblioteche siriane e persiane e quel che restava della grande biblioteca di Alessandria d'Egitto, incendiata dal fanatismo dei seguaci del vescovo Cirillo, furono meta di legioni di traduttori di varie religioni, ma tutti "arabofoni", che tradussero dal greco i trattati ellenistici di Galeno e di Dioscuride e ne arricchirono i contenuti con le acquisizioni raccolte in India e persino in Cina.
I trattati di grandi figure come l'arabo cristiano Husain Ibn Ishar e come i medici raccoltisi nella Grane Casa della Sapienza di Baghdad, il più famoso dei quali fu il poliedrico Ibn Sina (Avicen), non si limitarono a tradurre e a scrivere opere monumentali ma ne calarono i contenuti in maneggevoli manuali pratici al servizio di scuole locali e di un'organizzazione sanitaria che si articolava in ambulatori diagnostici e in veri e propri ospedali come luoghi di degenza: in questi ultimi vi erano reparti specialistici per i malati di mente che venivano curati soprattutto con la musica.
Scarso sviluppo ebbe la chirurgia, a parte quella oculistica legata alla tragica diffusione del tracoma; le terapie puntavano sulla farmacopea vegetale e sugli elementi "semplici" dell'alchimia. I medici arabi comunque tolsero ogni carattere magico alle loro attività e furono i primi a mettere a fuoco il concetto di contagio delle malattie infettive e a costruire luoghi di quarantena; e fu un medico arabo, Ibn-al-Nafis, a scoprire la circolazione sanguigna polmonare, 500 anni prima di Miguel Servet; e fu sempre un medico arabo a rielaborare il testo che i medici conoscevano come "Giuramento di Ipocrate".
Da notare che, mentre l'Europa cristiana seguitava a considerare "apostata" il Profeta Muhammad ed eretici ed infedeli i "Saraceni", la medicina araba rimase egemone nei paesi europei in specie Venezia, Francia e Inghilterra, almeno fino al XVII secolo.
Lo sviluppo della medicina si avvalse del contributo di una scienza praticamente nuova, l'alchimia, intesa come studio delle caratteristiche e della composizione degli elementi. Nello sviluppo di essa ebbe un ruolo decisivo l'invenzione dell'alambicco (parola araba) che consentì i processi di distillazione, di reazione e di combinazione. Fra gli alchimisti arabi va ricordato Jabir-Ibn-Hayyan, autore di una "summa" perfectionis sulla teoria dei metalli che, prospettandosi come un'alternativa alla concezione aristotelica, animò un dibattito che si protasse fino alla rivoluzione della chimica moderna di Lavoisier alla fine del '700. Da notare che mentre gli alchimisti arabi esercitavano liberamente le loro ricerche, gli alchimisti europei seguitarono a rischiare il rogo per stregoneria.
Al consolidamento della scienza araba contribuì la nascita di grandi università multidisciplinari ad impostazione laica, con docenti arabi, cristiani ed ebrei: le più prestigiose furono quella di Baghdad, Damasco, Il Cairo (Al-Azhar), Kairouan, Fez e, in Spagna Toledo, Cordoba e Siviglia: centri di studio ben diversi dai consimili europei che privilegiavano lo studio del diritto e della teologia e avevano bisogno per nascere ed essere lecite di una bolla di fondazione rilasciata dal papa. E le università furono anche gli strumenti per lo sviluppo della matematica e dell'astronomia islamiche, i cui effetti non hanno cessato di influenzare il sapere fino ad oggi.
Speciale importanza acquistò l'università spagnola di Toledo, dove si recarono studiosi di varia origine e religione, fra i quali Abelardo di Bath. Si deve a lui la traduzione dall'arabo delle tavole astronomiche di Mohammed-Ibn-Musa Al-Khuwirismi. Grazie a quest'opera si diffusero in tutta Europa a partire dall'XI secolo i termini "algebra" e "algoritmo", i metodi di soluzioni di equazioni di terzo grado e, soprattutto i numeri che furono detti "arabi". L'adozione di questi, nell'esecuzione dei calcoli (Al-Gabr) apparve molto più vantaggiosa di quella dei numeri romani, adatti solo per operazioni elementari con risultati positivi. La struttura dei numeri romani, privi oltretutto dello zero (introdotto dagli arabi) non aveva mai reso possibile affrontare il variegato panorama della scienza matematico-geometrica dell'antica Grecia.
Applicando la nuova matematica all'astronomia, gli scienziati islamici, non vincolati dalle imposizioni di una chiesa gerarchica rigida e severa nella lettura dell'Antico Testamento, affrontarono con spirito nuovo lo studio della natura e dell'universo e, in particolare, avviarono una serrata critica alla concezione elio-centrica di Tolomea: premessa questa, per le grandi novità di Copernico, di Koplero e di Galileo. Quest'ultimo perfezionò uno strumento ottico già empiricamente costruito da Averrhoè e noto con il nome di cannocchiale.
Un indicatore dell'interesse del mondo culturale europeo per la matematica araba, di cui vennero tradotti centinaia di testi, non si esaurì nel XII, ma andò avanti nei secoli successivi e influenzò la cultura europea ben oltre il XVII secolo.
Uno strumento ci consente di comprendere come la cultura araba sia stata egemone per almeno 800 anni: la linguistica.
La lingua araba fu in tale arco di tempo l'equivalente della lingua inglese ai giorni d'oggi. Parole arabe divennero di uso comune nella matematica, nell'astronomia, nella chimica: oltre ai ricordati termini come algebra, alchimia e alambicco, aggiungiamo le parole zenith, nadir, azimuth, alcol, aldeide. L'organizzazione del commercio internazionale usò quasi esclusivamente termini derivanti dall'arabo come tariffa, dogana, darsena, arsenale, magazzino. Anche l'agricoltura mutuò dall'arabo parole come albicocca, zucchero, caffè, zenzero, sesamo, pesca. Numerosi capi di vestiario e di arredamento sono di origine araba: cuffia, camicia, zimarra, barracano, taffetà, tappeto.
Viene infine in considerazione l'influenza che i filosofi arabi esercitarono, attraverso il recupero e la traduzione dei testi della filosofia greca, in particolare di Platone e di Aristotele, ma anche con le loro speculazioni originali. Viene per primo in considerazione Abdul-Al-Kindi e la sua "filosofia prima", con la quale egli cerca di introdurre nel rigoroso monoteismo islamico non tanto l'idea aristotelica del Dio "motore immobile e puro intelletto", ma la concezione neo-platonica di Dio come creatore/animatore di un processo cosmico ininterrotto che coinvolge e fa partecipare tutti gli esseri all'Uno. In Al-Kindi la Ragione, attributo strumentale di Dio nell'atto creativo si proietta illuminandola sull'anima umana, strumento di conoscenza in quanto "orizzonte teso" tra mondo sensibile e "mondo intelleggibile".
Abu Nasr Al-Farabi si caratterizza per il recupero della concezione politica della Repubblica di Platone mentre i due maggiori filosofi arabi Avicenna e Averrhoè, producono elaborazioni che saranno di base sia della Scolastica di segno aristotelico, sia della successiva elaborazione di marca neo-platonica dominante nel rinascimento italiano (Pico Della Mirandola, Giordano Bruno). Per Avicenna Dio è il "mecesse est", l'esistente necessario in cui esistenza ed essenza coincidono; Averrhoè enuncia la straordinaria tesi "laica" e "illumista" secondo la quale la verità filosofica non è alternativa a quella religiosa ma si serve di un linguggio più raffinato e di un ragionare per concetti al fine di veicolare la medesima verità agli uomini di scienza e a quelli comuni.
Non ci dilunghiamo oltre su argomenti che richiederebbero tempi maggiori: ricordiamo solo che senza il commento di Averrhoè ad Aristotele difficilmente avremmo avuto la summa di San Tommaso e la stessa Divina Commedia di Dante così come, in altro campo, non ci sarebbe stato il Decameron di Boccaccio senza l'antecedente arabo-persiano delle "Mille e una notte".
Consigliamo comunque, per approfondire il tema che stiamo trattando, la lettura della Storia del Medioevo curata da Umberto Eco e pubblicata recentemente in 12 volumi.
II - LA TOLLERANZA
Su questo tema, oggetto di falsificazioni da parte di quanti sognano devastanti guerre di civiltà o degli imbecilli che, in nome della Croce, magari celtica o uncinata, gridano "No Islam!", così come i loro antecenti scrivevano "Juden Raus!". Sul tema della tolleranza nell'Islam cito testualmente un brano del teologo svizzero cristiano Hans Kung ("Islam: passato, presente e futuro" Ed. Rizzoli 2006):
"... Anche per quel che riguarda la questione della tutela delle minoranze, il bilancio che possiamo trarre dalla storia della chiesa cattolica presenta molte zone d'ombra, Essa infatti da Chiesa di perseguitati si trasformò presto in chiesa dei persecutori: nella chiesa post-costantiniana fu considerata un crimine contro lo stato; il nemico della chiesa venne considerato anche nemico dell'impero e condannata in modo esemplare e feroce; nel 385 d.C. a Trier ebbero luogo le prime esecuzioni di eretici cristiani. Durante il medioevo l'Inquisizione, un nome che evoca terrore, scrisse le pagine più buie della storia della chiesa; la prima crociata venne condotta contro i musulmani di Palestina e si macchiò di massacri e stragi spaventose, ma la terza crociata venne condotta contro altri confratelli cristiani, i Catari albigesi della Francia meridionali, uccisi a centinaia di migliaia; successivamente la percusione di donne "eccentriche" in senso religioso, fisico e sociale, condusse decine di migliaia di persone innocenti alla morte sul rogo con l'accusa di stregoneria; ma tutte le crociate contro i musulmani sono state un capitolo importante della storia criminale del cristianesimo.
Non dimentichiamo inoltre gli orribili massacri contro gli ebrei in Francia, in Remania e in Boemia, e aggiungiamoci i milioni di morti provocati nel nuovo mondo nel corso delle conversioni forzate dei pagani.
In confronto alle autorità ecclesiastiche e politiche della cristianità, l'Islam fu sempre più tollerante: alle minoranze cristiane ed ebraiche dei paesi conquistati dall'Islam lo status di "Dimmi" permetteva ad essi si svolgere un vita dignitosa che salvaguardava il diritto di proprietà e la libertà di religione, oltre all'esercizio di attività didattiche e, in certi casi anche politiche. Niente al confronto di quel che fece durante la fase della Reconquista spagnola l'Inquisizione che uccise anche qui decine di migliaia di Ebrei bruciandoli sul rogo e che impose nel 1492 l'alternativa battesimo o immigrazione, costringendo così centomila ebrei ad abbandonare paese e a trovare rifugio nei paesi musulmani. Nel secolo successivo la stessa alternativa venne posta a circa un milione di Moriscos (arabi convertiti) che vennero completamente sterminati sotto il regno di Filippo II.
L'impero ottomano promosse invece la tolleranza e l'accoglienza anche in epoche successive. Le minoranze e i dissidenti cristiani scelsero molto spesso di vivere sotto la dominazione musulmana anzichè entro i confini dell'impero bizantino e asburgico per paura delle persecuzioni dei loro fratelli cristiani: e questo spiega perchè nella ex-Jugoslavia vi sono circa due milioni di musulmani bosniaci, che altro non sono che serbi convertiti all'Islam.
III - IL RIFIUTO DEL RAZZISMO
"Dio ha creato l'uomo e la donna da un solo corpo ed ha assegnato alla loro progenie il compito di popolare la terra con tribù, nazioni e popoli tutti discendenti dalla propria coppia; pur differenziandosi per lingua e per coloro di pelle essi avranno la stessa dignità e gli stessi doveri verso il Creatore che darà a tutti pari clemenza e pari misericordia".
Per renderci conto dello spirito di eguaglianza e di fraternità che caratterizza l'Islam è sufficiente assistere una sola volta alla preghiera collettiva del venerdì dove, senza discriminazioni di sorta pregano affiancate persone la cui pelle va dal bianco della mia al nero ebano dei fratelli senegalesi.
L'umanesimo egualitario dell'Islam permeò di sè la Spagna araba e la Sicilia fino a quando vi regnò il grande Imperatore Federico II di Svevia: il sovrano che, nella sua reggia di Palermo, governano con ministri normanni, siciliani, tedeschi, ebrei, arabi e greci e amava ascoltare ogni mattina il suono della campane cristiane e la voce del muezzin che chiamava i musulmani alla preghiera. Amico fraterno del sultano d'Egitto, con il quale si scambiava per gioco problemi di matematica, egli sognava un mediterraneo nel quale cultura islamica, cultura cristiana e cultura ebraica vivessero in pace fecondandosi a vicenda. Egli fondò la prima università laica d'Italia, quella di Napoli, e alla sua morte vollè che sul suo feretro venisse disteso un lino bianco scritto in caratteri arabi: "A nessuno è dato sapere cosa vi sia in fondo al cuore umano fuorchè al creatore". Era la sua risposta al papa francese che l'aveva scomunicato con l'accusa di essere musulmano, mentre egli era fedele all'unico Dio di Abramo, di Mosè, di Gesù e di Mohammed.
Al consolidamento della scienza araba contribuì la nascita di grandi università multidisciplinari ad impostazione laica, con docenti arabi, cristiani ed ebrei: le più prestigiose furono quella di Baghdad, Damasco, Il Cairo (Al-Azhar), Kairouan, Fez e, in Spagna Toledo, Cordoba e Siviglia: centri di studio ben diversi dai consimili europei che privilegiavano lo studio del diritto e della teologia e avevano bisogno per nascere ed essere lecite di una bolla di fondazione rilasciata dal papa. E le università furono anche gli strumenti per lo sviluppo della matematica e dell'astronomia islamiche, i cui effetti non hanno cessato di influenzare il sapere fino ad oggi.
Speciale importanza acquistò l'università spagnola di Toledo, dove si recarono studiosi di varia origine e religione, fra i quali Abelardo di Bath. Si deve a lui la traduzione dall'arabo delle tavole astronomiche di Mohammed-Ibn-Musa Al-Khuwirismi. Grazie a quest'opera si diffusero in tutta Europa a partire dall'XI secolo i termini "algebra" e "algoritmo", i metodi di soluzioni di equazioni di terzo grado e, soprattutto i numeri che furono detti "arabi". L'adozione di questi, nell'esecuzione dei calcoli (Al-Gabr) apparve molto più vantaggiosa di quella dei numeri romani, adatti solo per operazioni elementari con risultati positivi. La struttura dei numeri romani, privi oltretutto dello zero (introdotto dagli arabi) non aveva mai reso possibile affrontare il variegato panorama della scienza matematico-geometrica dell'antica Grecia.
Applicando la nuova matematica all'astronomia, gli scienziati islamici, non vincolati dalle imposizioni di una chiesa gerarchica rigida e severa nella lettura dell'Antico Testamento, affrontarono con spirito nuovo lo studio della natura e dell'universo e, in particolare, avviarono una serrata critica alla concezione elio-centrica di Tolomea: premessa questa, per le grandi novità di Copernico, di Koplero e di Galileo. Quest'ultimo perfezionò uno strumento ottico già empiricamente costruito da Averrhoè e noto con il nome di cannocchiale.
Un indicatore dell'interesse del mondo culturale europeo per la matematica araba, di cui vennero tradotti centinaia di testi, non si esaurì nel XII, ma andò avanti nei secoli successivi e influenzò la cultura europea ben oltre il XVII secolo.
Uno strumento ci consente di comprendere come la cultura araba sia stata egemone per almeno 800 anni: la linguistica.
La lingua araba fu in tale arco di tempo l'equivalente della lingua inglese ai giorni d'oggi. Parole arabe divennero di uso comune nella matematica, nell'astronomia, nella chimica: oltre ai ricordati termini come algebra, alchimia e alambicco, aggiungiamo le parole zenith, nadir, azimuth, alcol, aldeide. L'organizzazione del commercio internazionale usò quasi esclusivamente termini derivanti dall'arabo come tariffa, dogana, darsena, arsenale, magazzino. Anche l'agricoltura mutuò dall'arabo parole come albicocca, zucchero, caffè, zenzero, sesamo, pesca. Numerosi capi di vestiario e di arredamento sono di origine araba: cuffia, camicia, zimarra, barracano, taffetà, tappeto.
Viene infine in considerazione l'influenza che i filosofi arabi esercitarono, attraverso il recupero e la traduzione dei testi della filosofia greca, in particolare di Platone e di Aristotele, ma anche con le loro speculazioni originali. Viene per primo in considerazione Abdul-Al-Kindi e la sua "filosofia prima", con la quale egli cerca di introdurre nel rigoroso monoteismo islamico non tanto l'idea aristotelica del Dio "motore immobile e puro intelletto", ma la concezione neo-platonica di Dio come creatore/animatore di un processo cosmico ininterrotto che coinvolge e fa partecipare tutti gli esseri all'Uno. In Al-Kindi la Ragione, attributo strumentale di Dio nell'atto creativo si proietta illuminandola sull'anima umana, strumento di conoscenza in quanto "orizzonte teso" tra mondo sensibile e "mondo intelleggibile".
Abu Nasr Al-Farabi si caratterizza per il recupero della concezione politica della Repubblica di Platone mentre i due maggiori filosofi arabi Avicenna e Averrhoè, producono elaborazioni che saranno di base sia della Scolastica di segno aristotelico, sia della successiva elaborazione di marca neo-platonica dominante nel rinascimento italiano (Pico Della Mirandola, Giordano Bruno). Per Avicenna Dio è il "mecesse est", l'esistente necessario in cui esistenza ed essenza coincidono; Averrhoè enuncia la straordinaria tesi "laica" e "illumista" secondo la quale la verità filosofica non è alternativa a quella religiosa ma si serve di un linguggio più raffinato e di un ragionare per concetti al fine di veicolare la medesima verità agli uomini di scienza e a quelli comuni.
Non ci dilunghiamo oltre su argomenti che richiederebbero tempi maggiori: ricordiamo solo che senza il commento di Averrhoè ad Aristotele difficilmente avremmo avuto la summa di San Tommaso e la stessa Divina Commedia di Dante così come, in altro campo, non ci sarebbe stato il Decameron di Boccaccio senza l'antecedente arabo-persiano delle "Mille e una notte".
Consigliamo comunque, per approfondire il tema che stiamo trattando, la lettura della Storia del Medioevo curata da Umberto Eco e pubblicata recentemente in 12 volumi.
II - LA TOLLERANZA
Su questo tema, oggetto di falsificazioni da parte di quanti sognano devastanti guerre di civiltà o degli imbecilli che, in nome della Croce, magari celtica o uncinata, gridano "No Islam!", così come i loro antecenti scrivevano "Juden Raus!". Sul tema della tolleranza nell'Islam cito testualmente un brano del teologo svizzero cristiano Hans Kung ("Islam: passato, presente e futuro" Ed. Rizzoli 2006):
"... Anche per quel che riguarda la questione della tutela delle minoranze, il bilancio che possiamo trarre dalla storia della chiesa cattolica presenta molte zone d'ombra, Essa infatti da Chiesa di perseguitati si trasformò presto in chiesa dei persecutori: nella chiesa post-costantiniana fu considerata un crimine contro lo stato; il nemico della chiesa venne considerato anche nemico dell'impero e condannata in modo esemplare e feroce; nel 385 d.C. a Trier ebbero luogo le prime esecuzioni di eretici cristiani. Durante il medioevo l'Inquisizione, un nome che evoca terrore, scrisse le pagine più buie della storia della chiesa; la prima crociata venne condotta contro i musulmani di Palestina e si macchiò di massacri e stragi spaventose, ma la terza crociata venne condotta contro altri confratelli cristiani, i Catari albigesi della Francia meridionali, uccisi a centinaia di migliaia; successivamente la percusione di donne "eccentriche" in senso religioso, fisico e sociale, condusse decine di migliaia di persone innocenti alla morte sul rogo con l'accusa di stregoneria; ma tutte le crociate contro i musulmani sono state un capitolo importante della storia criminale del cristianesimo.
Non dimentichiamo inoltre gli orribili massacri contro gli ebrei in Francia, in Remania e in Boemia, e aggiungiamoci i milioni di morti provocati nel nuovo mondo nel corso delle conversioni forzate dei pagani.
In confronto alle autorità ecclesiastiche e politiche della cristianità, l'Islam fu sempre più tollerante: alle minoranze cristiane ed ebraiche dei paesi conquistati dall'Islam lo status di "Dimmi" permetteva ad essi si svolgere un vita dignitosa che salvaguardava il diritto di proprietà e la libertà di religione, oltre all'esercizio di attività didattiche e, in certi casi anche politiche. Niente al confronto di quel che fece durante la fase della Reconquista spagnola l'Inquisizione che uccise anche qui decine di migliaia di Ebrei bruciandoli sul rogo e che impose nel 1492 l'alternativa battesimo o immigrazione, costringendo così centomila ebrei ad abbandonare paese e a trovare rifugio nei paesi musulmani. Nel secolo successivo la stessa alternativa venne posta a circa un milione di Moriscos (arabi convertiti) che vennero completamente sterminati sotto il regno di Filippo II.
L'impero ottomano promosse invece la tolleranza e l'accoglienza anche in epoche successive. Le minoranze e i dissidenti cristiani scelsero molto spesso di vivere sotto la dominazione musulmana anzichè entro i confini dell'impero bizantino e asburgico per paura delle persecuzioni dei loro fratelli cristiani: e questo spiega perchè nella ex-Jugoslavia vi sono circa due milioni di musulmani bosniaci, che altro non sono che serbi convertiti all'Islam.
III - IL RIFIUTO DEL RAZZISMO
"Dio ha creato l'uomo e la donna da un solo corpo ed ha assegnato alla loro progenie il compito di popolare la terra con tribù, nazioni e popoli tutti discendenti dalla propria coppia; pur differenziandosi per lingua e per coloro di pelle essi avranno la stessa dignità e gli stessi doveri verso il Creatore che darà a tutti pari clemenza e pari misericordia".
Per renderci conto dello spirito di eguaglianza e di fraternità che caratterizza l'Islam è sufficiente assistere una sola volta alla preghiera collettiva del venerdì dove, senza discriminazioni di sorta pregano affiancate persone la cui pelle va dal bianco della mia al nero ebano dei fratelli senegalesi.
L'umanesimo egualitario dell'Islam permeò di sè la Spagna araba e la Sicilia fino a quando vi regnò il grande Imperatore Federico II di Svevia: il sovrano che, nella sua reggia di Palermo, governano con ministri normanni, siciliani, tedeschi, ebrei, arabi e greci e amava ascoltare ogni mattina il suono della campane cristiane e la voce del muezzin che chiamava i musulmani alla preghiera. Amico fraterno del sultano d'Egitto, con il quale si scambiava per gioco problemi di matematica, egli sognava un mediterraneo nel quale cultura islamica, cultura cristiana e cultura ebraica vivessero in pace fecondandosi a vicenda. Egli fondò la prima università laica d'Italia, quella di Napoli, e alla sua morte vollè che sul suo feretro venisse disteso un lino bianco scritto in caratteri arabi: "A nessuno è dato sapere cosa vi sia in fondo al cuore umano fuorchè al creatore". Era la sua risposta al papa francese che l'aveva scomunicato con l'accusa di essere musulmano, mentre egli era fedele all'unico Dio di Abramo, di Mosè, di Gesù e di Mohammed.
lunedì 15 novembre 2010
Colpa, peccato e responsabilità nell'Islam
Un filosofo arabo vissuto nella Baghdad del Califfo Harum-Al-Rashid scrisse circa 1000 anni fa che "la conoscenza richiede sempre smarrimento e sforzo, ma è la sola strada che aiuta a comprendere e a vivere in pace, perchè si teme sempre ciò che non si conosce".
I mutamenti avvenuti in gran parte del mondo ci impongono così di elaborare per conoscere l'altro perchè ormai ogni nazione ha "l'altro in casa". C'è chi lo rifiuta e si rifugia nell'ignoranza della xenofobia e nella viltà aggressiva del razzismo; c'è, per fortuna, chi si dispone non solo a tollerarlo, ma anche ad apprezzarlo e a riconoscere che molta della sua identità culturale è simile alla nostra e ha contribuito, a volte, a determinare la nostra identità e a costruire la nostra cultura.
Partiamo così da uno dei punti centrali dell'Islam e, in particolare, dalla morale islamica.
Nella II Sura del Corano, nei versetti dedicati alla creazione dell'essere umano (Adamo), si legge: "Abita, tu e tua moglie, in questo giardino dove potete mangiare quel che c'è a comodo vostro, ovunque vogliate. Soltanto, non vi avvicinate a quell'albero, perchè cadreste nell'errore!". Ma Iblis (il demonio), con l'inganno, lo convinse a disobbedire, e Allah fece decadere Adamo ed Eva dalla felice condizione in cui si trovavano: "scendete!" disse Allah. "Scendete sulla terra dove i vostri discendenti saranno nemici tra loro. La terra sarà la vostra dimora, ma su di essa vivrete per un tempo limitato". Ma Allah è clemente e misericordioso e perdonatore; e poichè Egli aveva creato Adamo con la sua compagna come creature elette e fornite del desiderio di conoscenza al punto che aveva ordinato agli Angeli di inchinarsi davanti a loro, Egli li perdonò e consegnò loro le Parole (i Comandamenti) alle quali sarebbe stato obbligato ad obbedire, e la Fede che suggellava il loro nuovo patto (Islam).
"Scendete sulla terra dove riceverete da me la nuova direzione e chi la seguirà non nutrirà paure, nè sarà rattristato; solo coloro che non crederanno in me e riterranno falsi i miei segni, saranno condannati a un supplizio eterno ed umiliante".
Su Adamo il Corano ritorna in molte altre Sure, che ribadiscono che Allah perdonò quell'errore iniziale; e, consapevole della sua onniscenza, che l'uomo con la sua debolezza sarebbe potuto cadere nuovamente nell'errore ed essere fuorviato da Iblis e dalle sue lusinghe, inviò sempre dei Profeti per ricondurre il fuorviato alla fede nel Creatore e "alla retta via di chi ha ricevuto le sue grazie" (I Sura).
Adamo ed Eva ebbero una numerosa discendenza che dette vita a tribù, nazioni, popoli, tutti eguali tra loro davanti a Dio, senza distinzione di colore e di lingua. Agli uomini Allah fece attestare: "non sono io il vostro Signore? ... e l'umanità rispose per bocca di Abramo: "Certo, noi lo attestiamo. Tu sei l'unico Dio e noi abbiamo Fede in te e non avremo altro Dio all'infuori di te ("La Illah Ila Allah")".
A questo punto ci preme mettere in evidenza alcune questioni essenziali della fede islamica:
1 – Non vi è traccia nel Corano di una espressione che faccia concepire l'errore iniziale di Adamo come un "peccato" originale, che avrebbe marchiato con una maledizione divina non solo il peccatore, ma tutti i suoi discendenti. Di peccato originale, per la verità non si parla neppure nella Torah: in essa si legge che Adamo ed Eva vennero scacciati dall'Eden e vennero condannati a morire e soffrire; ma non si lascia mai intendere che un Salvatore li redimerà;
2 – L'idea della colpa che si trasmette collettivamente ai discendenti di un peccatore con il principio che è al centro dell'etica islamica: la responsabilità è personale e diretta, e personale e diretto è il perdono che Dio, clemente e misericordioso, accorda al colpevole;
3 – In forza del patto originario con Dio, la cui essenza è la Fede, l'uomo è fondamentalmente buono, nasce innocente e la Fede nell'unico Dio che gli ha dato la vita è intrinseca alla sua natura. L'umanesimo islamico è fondato sull'innocenza e sulla fede originaria dell'uomo che fino all'età della coscienza e della ragione, è una creatura in armonia con il creato, come gli uccelli e gli animali; ed è la partecipazione e la sottomissione all'ordine della Creazione che precede la sottomissione della coscienza e della volontà alla volontà di Dio;
4 – Secondo l'Islam esiste nel cuore di ogni essere umano un'aspirazione naturale verso il trascendente ("Fitra"); e la dimensione spirituale fa parte della struttura della coscienza umana ed esiste nel cuore di ognuno. La Fede, in tal modo, non è un sentimento che si aggiunge alla ragione ma la precede e la illumina. Essa può essere "velata" od offuscata ma con l'aiuto di Dio e grazie alla fiducia in lui e nel suo amore può essere svelata o rivelata;
5 – Nello svelamento e nella rivelazione Dio si serve degli Inviati ("Rasul") o profeti ("Nabis"): da Abramo, che ha sostenuto nel suo pieno rigore che vi è un unico Dio, creatore dei mondi e signore della vita; a Mosè cui Dio ha consegnato le parole del patto originario o "Tavole della Legge"; a Gesù, figlio di Maria, che Dio ha rafforzato "con lo Spirito di bontà e di santità e con la parola che resuscita i morti, monda i lebbrosi e ridà la vista ai ciechi"; fino a Muhammad, cui Gabril ha dettato il Corano, che contiene "i segni che mettono un sigillo definitivo alla rivelazione divina".
E' stato autorevolmente affermato che l'Islam è una religione senza teologia, perchè non è lecito disquisire sulla struttura e sulla natura di Dio, così come è vietato ritrarne l'immagine, come fanno gli idolatri con i loro idoli; ma è una religione ETICA, che si fonda sulla responsabilità individuale e sulla fiducia in Dio, mai sulla colpevolezza o colpa presunta. Per questo l'Islam è una religione ottimista che si basa sul rapporto personale e diretto tra uomo e Dio, non mediato da figure sacerdotali o da aiuti sacramentali: "te invochiamo, a te chiediamo soccorso, perchè tu ci conduca sulla strada di quanti ricevono la tua grazia".
Le sole pratiche religiose "autorizzate" sono quelle prescritte dal Corano (i pilastri della Fede): la preghiera giornaliera ("Salat"), di cui particolare importanza assume la preghiera del venerdì, nella quale l'intera comunità dei fedeli ("Umma") si ritrova; l'imposta sociale per i poveri ("Zakah"); il digiuno nel mese di Ramadan; il pellegrinaggio alla Mecca ("Hagg"). Ognuno di questi adempimenti segue regole precise per essere accettate da Dio e richiede totale dedizione in chi lo esegue.
Per tutto il resto, la morale in senso lato può essere così enunciata: TUTTO E' PERMESSO, SALVO CIO' CHE E' ESPLICITAMENTE PROIBITO. Il campo delle proibizioni è molto ristretto e la creatività umana ha un campo di espressione estremamente esteso. Ciò ha permesso all'Islam dei primi secoli di raggiungere l'apogeo in campo giuridico, scientifico, culturale e artistico. Del resto il Corano incoraggia i musulmani ad essere intraprendenti, creativi e curiosi; gli scienziati sono completamente liberi nelle loro ricerche perchè le loro scoperte rivelano all'umanità i segreti del creato. Nell'Islam non vi è mai stato qualcosa che assomigli al rogo di Giordano Bruno, e al processo a Galileo Galilei.
La mortificazione della carne, l'ascetismo, la penitenza, il monachesimo non sono assecondate nell'Islam, che non accetta un ideale religioso che porta al rifiuto della famiglia e concepisce gli esseri umani come creature nate per soffrire e per portare una propria "croce".
D'altra parte non tutto ciò che è proibito riveste la medesima gravità: l'Islam distingue tra "Kobair", il peccato gravissimo che viola le frontiere di Dio e cioè i comandamenti, dai "Donub", le violazioni che Dio perdona grazie alla preghiera e all'adempimento degli altri precetti:
A – La prima categoria di peccati è quella costituita dalla violazione dei comandamenti contenuti nella XVII Sura:
1 – "Allah è l'unico Dio. Non associarlo perciò ad un altro Dio per non trovarti abbandonato. Dio comanda che non serviate che Lui. Non fate dell'unico Dio tre dei, padre, figlio e spirito santo";
2 – "Allah ordina che trattiate con amore i vostri genitori, sia che uno di essi, sia che entrambi raggiungano presso di voi la vecchiaia. Non dite mai "uffa" e non li prendete a male parole, ma rivolgete loro parole affuttuose. Abbassa umilmente davanti a loro le ali, trattateli con misericordia e invoca il creatore: "O mio Signore, sii misericordioso con i miei genitori, come essi sono stati misericordiosi con me quando mi hanno allevato fanciullo". E' significativo come nell'Islam la relazione di amore e di carità verso i genitori e, in particolare verso la madre ("la persona più importante che esista") venga al secondo posto subito dopo l'affermazione della Fede nell'unico Dio;
3 – "Da al parente ciò che gli è dovuto, e così anche da al povero e al ramingo, ma non essere scialacquatore. Se ti trovi a dover rimandare dì loro una parola benevola. Non tenere la mano legata al collo ma non distenderla troppo fino a farla finire nell'indigenza". Il che equivale al dire "sii generoso ma non eccedere in prodigalità.
4 – Il secondo, il terzo e il quarto comandamento sottointendono che è doveroso amare la propria famiglia, i genitori, i bambini e il coniuge. L'amore tra coniugi e il loro rapporto è sacro agli occhi di Allah: "Tra i segni di Dio vi E' che ha creato per voi delle spose, affinchè troviate la calma interiore e un rifugio. Egli ha stabilito tra voi legami di tenerezza e di misericordia (Corano XXX, 21)... e la possibilità di donarvi nel talamo il piacere naturale. Le spose sono una veste per gli uomini e gli sposi sono una veste per le loro spose". Per questo Dio ha ordinato di non commettere "fornicazione": (rapporto sessuale fuori del matrimonio) perchè essa rende peccaminoso il sesso che è invece un dono di Allah. "La fornicazione è turpe perchè crea dolore, disordine e spesso violenza".
5 – "Non uccidete i vostri figli per paura della miseria. Dio provvederà a loro e a voi. L'ucciderli è un gravissimo peccato. Non uccidete le persone perchè Dio ha proibito di uccidere se non vi è un giusto motivo. Al curatore della vendetta di chi sia stato ucciso ingiustamente Dio ha dato il potere del taglione: ma che egli non ecceda nel condannare a morte e sarà aiutato ad avere giustizia".
6 – "Non frodate e non mentite e riempite la giusta misura quando misurate e fate giusti pesi";
7 – "Non seguite ciò di cui non avete conoscenza. L'udito, lo sguardo, il cuore: di tutti questi dovrete rendere conto;
8 – "Non camminate sulla terra con violenza, perchè non riuscirete a trapassare la terra da parte a parte, nè a raggiungere l'altezza delle montagne.
Chi non segue questi comandamenti è detestato da Allah per la sua malvagità.
Nel Corano, oltre alla esposta elencazione è dato incontrare la condanna di altri comandamenti come l'empietà contro i profeti e i loro "segni" (la Thorà, i Vangeli e, in specie il Corano), l'ipocrisia, condannata in ben quattro sure, l'usura e la frode di ogni tipo e il venir meno alla parola data.
Vi sono poi oltre ai peccati gli atti illeciti, consistenti nella violazione degli obblighi e dei divieti che il Corano pone a carico di ognuno per preservare la purezza rituale nella preghiera e l'integrità della mente e del corpo. Vi sono così gli obblighi delle abluzioni rituali, il divieto di bere bevande alcoliche e quello di assumere droghe o di mangiare cibi impuri (ad esempio la carne di maiale).
Nella quotidiana lotta contro il male o Grande "Jihad", alla fede, alla preghiera e al rispetto dei precetti, Allah ha fornito ad ognuno la possibilità di compiere azioni individuali ispirate a carità e misericordia: tali l'insegnamento a chi non sa, il dar da mangiare agli affamati e il da bere agli assetati, il vestire gli ignudi, il consolare agli afflitti, il visitare gli infermi e il seppellire i morti. Sono importanti per essere graditi a Dio il nutrire buone intenzioni, la ricerca del sapere, il rispetto per la vita e per l'onore. Vi sono poi le virtù personali che costituiscono altrettanti scudi contro il male e contro le tentazione di Iblis: la castità, l'umiltà, la verecondia, la pazienza, la generosità, la perseveranza, la giustizia e la prudenza.
Vi sono invece vizi individuali che sono altrettante armi fornite ad Iblis nella lotta contro il male: l'ambizione, la superbia, l'avarizia, l'ira, l'invidia, l'ostentazione, l'avidità, la curiosità invadente e la lussuria.
Amare i genitori, i figli, il coniuge e i parenti in specie i bambini, non deve mai mettere in secondo piano l'amore verso Dio e deve coordinarsi con la responsabilità verso il prossimo e verso l'intera umanità: il razzismo è per l'Islam una grave malattia dello spirito.
Il musulmano deve trovare sempre l'equilibrio tra gli amori e la fratellanza verso i propri simili.
La prova della fede in Dio non può consistere nel fuggire dal mondo, ma è, al contrario la vita del mondo nutrita ed armata dalla coscienza dei propri limiti. Non c'è nell'Islam l'idea di porre un termine alla vita sessuale come non vi è l'idea di porre un termine alla vita sociale. L'idea centrale è di vivere con la coscienza delle proprie responsabilità, dominando la propria persona esaltandone le virtù e reprimendone le tendenze verso i vizi.
In questo cammino c'è il lavoro per la spiritualità che mira a dare vita intensa al soffio divino che è in ognuno di noi. L'Islam esige un impegno quotidiano che è anche alla base della vita sociale e di partecipazione e che cerca di ispirarsi al modo di vita del Profeta considerato "L'uomo perfetto".
Non vi sono immagini che rappresentano il Profeta. La tradizione antica ci riporta che egli non rideva mai in modo sguaiato e arrogante, ma sorrideva, scherzava, si divertiva, giocava molto spesso e non trascurava mai di mettere a proprio agio quanti erano in sua compagnia. Si distaccava dal quotidiano con la meditazione e il raccoglimento, ma mostrava serenità e gioia nella fraternità, semplicità nel voler bene, convivialità, umorismo dignitoso e gioviale.
All'età di 63 anni il Profeta chiese alla diletta sposa Aishya di poggiare il capo sul suo seno. Poi convocò i suoi compagni più fedeli e disse loro: "Fratelli, io sento che l'Angelo della Morte sta per venirmi a prendere. Sto per morire". I compagni scoppiarono in lacrime ma egli gli consolò con queste parole: "Cari fratelli voi non dovete piangere. Io non solo posso morire, ma devo morire perchè sono soltanto un uomo e quindi mortale. Ma questo deve rallegrarmi perchè significa che solo Dio è eterno e immortale".
Il Profeta pronunciò allora i sigilli della Rivelazione: Non tagliate gli alberi; non maltrattate gli animali; se qualcuno vicino a te trema per il freddo, dagli il tuo mantello. E che la Pace sia con Voi. Dice il Corano: "Cerca, con i beni che Allah ti ha elargito la dimora ultima e non dimenticare di fare la tua parte in questo mondo. Sii benefico ad imitazione di Allah, e non corrompere la terra che egli ha creato per le sue creature".
3 – "Da al parente ciò che gli è dovuto, e così anche da al povero e al ramingo, ma non essere scialacquatore. Se ti trovi a dover rimandare dì loro una parola benevola. Non tenere la mano legata al collo ma non distenderla troppo fino a farla finire nell'indigenza". Il che equivale al dire "sii generoso ma non eccedere in prodigalità.
4 – Il secondo, il terzo e il quarto comandamento sottointendono che è doveroso amare la propria famiglia, i genitori, i bambini e il coniuge. L'amore tra coniugi e il loro rapporto è sacro agli occhi di Allah: "Tra i segni di Dio vi E' che ha creato per voi delle spose, affinchè troviate la calma interiore e un rifugio. Egli ha stabilito tra voi legami di tenerezza e di misericordia (Corano XXX, 21)... e la possibilità di donarvi nel talamo il piacere naturale. Le spose sono una veste per gli uomini e gli sposi sono una veste per le loro spose". Per questo Dio ha ordinato di non commettere "fornicazione": (rapporto sessuale fuori del matrimonio) perchè essa rende peccaminoso il sesso che è invece un dono di Allah. "La fornicazione è turpe perchè crea dolore, disordine e spesso violenza".
5 – "Non uccidete i vostri figli per paura della miseria. Dio provvederà a loro e a voi. L'ucciderli è un gravissimo peccato. Non uccidete le persone perchè Dio ha proibito di uccidere se non vi è un giusto motivo. Al curatore della vendetta di chi sia stato ucciso ingiustamente Dio ha dato il potere del taglione: ma che egli non ecceda nel condannare a morte e sarà aiutato ad avere giustizia".
6 – "Non frodate e non mentite e riempite la giusta misura quando misurate e fate giusti pesi";
7 – "Non seguite ciò di cui non avete conoscenza. L'udito, lo sguardo, il cuore: di tutti questi dovrete rendere conto;
8 – "Non camminate sulla terra con violenza, perchè non riuscirete a trapassare la terra da parte a parte, nè a raggiungere l'altezza delle montagne.
Chi non segue questi comandamenti è detestato da Allah per la sua malvagità.
Nel Corano, oltre alla esposta elencazione è dato incontrare la condanna di altri comandamenti come l'empietà contro i profeti e i loro "segni" (la Thorà, i Vangeli e, in specie il Corano), l'ipocrisia, condannata in ben quattro sure, l'usura e la frode di ogni tipo e il venir meno alla parola data.
Vi sono poi oltre ai peccati gli atti illeciti, consistenti nella violazione degli obblighi e dei divieti che il Corano pone a carico di ognuno per preservare la purezza rituale nella preghiera e l'integrità della mente e del corpo. Vi sono così gli obblighi delle abluzioni rituali, il divieto di bere bevande alcoliche e quello di assumere droghe o di mangiare cibi impuri (ad esempio la carne di maiale).
Nella quotidiana lotta contro il male o Grande "Jihad", alla fede, alla preghiera e al rispetto dei precetti, Allah ha fornito ad ognuno la possibilità di compiere azioni individuali ispirate a carità e misericordia: tali l'insegnamento a chi non sa, il dar da mangiare agli affamati e il da bere agli assetati, il vestire gli ignudi, il consolare agli afflitti, il visitare gli infermi e il seppellire i morti. Sono importanti per essere graditi a Dio il nutrire buone intenzioni, la ricerca del sapere, il rispetto per la vita e per l'onore. Vi sono poi le virtù personali che costituiscono altrettanti scudi contro il male e contro le tentazione di Iblis: la castità, l'umiltà, la verecondia, la pazienza, la generosità, la perseveranza, la giustizia e la prudenza.
Vi sono invece vizi individuali che sono altrettante armi fornite ad Iblis nella lotta contro il male: l'ambizione, la superbia, l'avarizia, l'ira, l'invidia, l'ostentazione, l'avidità, la curiosità invadente e la lussuria.
Amare i genitori, i figli, il coniuge e i parenti in specie i bambini, non deve mai mettere in secondo piano l'amore verso Dio e deve coordinarsi con la responsabilità verso il prossimo e verso l'intera umanità: il razzismo è per l'Islam una grave malattia dello spirito.
Il musulmano deve trovare sempre l'equilibrio tra gli amori e la fratellanza verso i propri simili.
La prova della fede in Dio non può consistere nel fuggire dal mondo, ma è, al contrario la vita del mondo nutrita ed armata dalla coscienza dei propri limiti. Non c'è nell'Islam l'idea di porre un termine alla vita sessuale come non vi è l'idea di porre un termine alla vita sociale. L'idea centrale è di vivere con la coscienza delle proprie responsabilità, dominando la propria persona esaltandone le virtù e reprimendone le tendenze verso i vizi.
In questo cammino c'è il lavoro per la spiritualità che mira a dare vita intensa al soffio divino che è in ognuno di noi. L'Islam esige un impegno quotidiano che è anche alla base della vita sociale e di partecipazione e che cerca di ispirarsi al modo di vita del Profeta considerato "L'uomo perfetto".
Non vi sono immagini che rappresentano il Profeta. La tradizione antica ci riporta che egli non rideva mai in modo sguaiato e arrogante, ma sorrideva, scherzava, si divertiva, giocava molto spesso e non trascurava mai di mettere a proprio agio quanti erano in sua compagnia. Si distaccava dal quotidiano con la meditazione e il raccoglimento, ma mostrava serenità e gioia nella fraternità, semplicità nel voler bene, convivialità, umorismo dignitoso e gioviale.
All'età di 63 anni il Profeta chiese alla diletta sposa Aishya di poggiare il capo sul suo seno. Poi convocò i suoi compagni più fedeli e disse loro: "Fratelli, io sento che l'Angelo della Morte sta per venirmi a prendere. Sto per morire". I compagni scoppiarono in lacrime ma egli gli consolò con queste parole: "Cari fratelli voi non dovete piangere. Io non solo posso morire, ma devo morire perchè sono soltanto un uomo e quindi mortale. Ma questo deve rallegrarmi perchè significa che solo Dio è eterno e immortale".
Il Profeta pronunciò allora i sigilli della Rivelazione: Non tagliate gli alberi; non maltrattate gli animali; se qualcuno vicino a te trema per il freddo, dagli il tuo mantello. E che la Pace sia con Voi. Dice il Corano: "Cerca, con i beni che Allah ti ha elargito la dimora ultima e non dimenticare di fare la tua parte in questo mondo. Sii benefico ad imitazione di Allah, e non corrompere la terra che egli ha creato per le sue creature".
domenica 14 novembre 2010
ALLUVIONE A VICENZA
L'articolo di Mattia Pilan accende una piccola luce di speranza: forse nel muro della gretta ignoranza xenofoba e razzista, che ha per principale obiettivo l'Islam, si sta aprendo qualche piccola crepa che può essere allargata dallo spirito di solidarietà e comprensione. I mutamenti che stanno avvenendo su scala planetaria, e che da qualche anno stanno investendo in maniera tumultuosa anche l'Italia, non possono non provocare larghe fette di inquietudine. Il nostro paese è chiamato a riconsiderare i suoi stessi cambiamenti e le modalità con cui oggi va posta la conoscenza dell'altro, proprio perchè oggi questo altro è vicino. Cerchiamo di riconoscere "l'altro" nel sorriso felice del mio amico algerino Hamou Fallag che tende la mano mutilata al Presidente della Repubblica italiana. Come osservò un filosofo della Baghdad del periodo abbasside, la conoscenza dell'altro richiede sempre smarrimento e sforzo, ma aiuta a capire perchè si ha paura sempre di ciò che non si conosce. Ma Dio ha dotato l'essere umano di un dono in esclusiva: che è il desiderio di conoscenza. Chissà se Dante conosceva le parole di questo sconosciuto filosofo arabo quando scrisse nella Divina Commedia: "Nati non foste a viver come bruti, ma per seguire vertude e conoscienza".
IL CORANO
Questo post è dedicato all'abbondante schiera dei cialtroni, che citano il Corano senza averlo mai letto. Un esempio illustre di tale originale tipo umano si è manifestato con una lettera al Direttore del Giornale di Vicenza, Tal Toffoli di Verona, il quale tra le altre sciocchezze si è chiesto perchè mai l'Arcangelo Gabriele abbia rivelato un libro sacro ad un "Carneade" come Maometto, che l'avrebbe scritto dopo essersi risvegliato da una "pennichella". Naturalmente ci auguriamo che dopo aver letto il bellissimo saggio di Khaled Fouad Allam, docente di Sociologia del mondo mussulmano presso le università di Trieste e Urbino.
LEGGERE E RILEGGERE IL CORANO
Il Corano è, oggi più che mai, invocato da centinaia di milioni di fedeli. Se molto si è scritto sul testo coranico, nel mondo occidentale esso rimane tutt'ora quasi completamente sconosciuto; e la situazione contemporanea rende ancor più difficile individuarne un corretto metodo di lettura, dal momento che oggi esso viene chiamato a legittimare linee di condotta, fondare aspirazioni collettive e nutrire speranze.
Esiste un universo complesso delle scienze coraniche, in particolare la ricca tradizione del commentario coranico, il "Tafsìr", che aiuta la comprensione e lo studio della parola di Dio. Per un musulmano infatti prima di essere un libro diviso in 114 capitoli (sure), il Corano è essenzialmente la Parola Divina discesa nella celebre notte chiamata "la Notte del Destino". Recita la sura 97, Il Destino:
"Abbiamo mandato il Corano dall'alto nella Notte del Destino. Lo sai cos'è la Notte del Destino? La Notte del Destino vale più di mille mesi! In essa gli Angeli e lo Spirito discendono con gli ordini del Signore intorno ad ogni cosa".
In questa sura si rivela gran parte dell'universo psicologico dell'Islam. Ciò che definisce nel modo più pertinente la relazione fra il musulmano e il testo coranico, relazione che ne segna l'intera esistenza, è la nozione di meraviglia, che non va intesa come categoria neutra: non si tratta infatti di sconcerto e nemmeno di frattura nell'identità dell'individuo. Si tratta piuttosto di uno stato d'animo permanente che rimanda a categorie fondamentali della teologia islamica: in primo luogo alla nozione di mistero (ghaib) perchè per il musulmano il Dio unico si rivela nella parola, che in ogni cosa rivela ogni cosa, e l'atto della rivelazione avviene solo in quanto permane la sostanza del mistero.
Nell'Islam Dio non si può conoscere, ma Egli attesta il suo essere nel mistero della vita e nel mistero dell'ordine dell'universo e del suo apparente disordine: la rivelazione è essenzialmente testimonianza di una unicità che si manifesta nel molteplice, e di una molteplicità che non rivela mai tutto il suo segreto, perchè non è possibile conoscere il mistero. La struttura sintattica della parola coranica rimanda al mistero che avvolge l'esistenza umana. Per capire le conseguenze di questo concetto della spiritualità islamica occorre andare ad un testo fondamentale, "Le illuminazioni della Mecca" del grande filosofo andaluso Ibn Arabi, morto nel 1240 d.c.
"Tuffati nell'oceano del Corano, che non ha paragoni se sei dotato di ampio respiro. Altrimenti limitati allo studio dei libri, dei commentari, nel significato esteriore; non tuffarti perchè rischieresti di perire, perchè il mare oceanico del Corano è profondo. Se il tuffatore non avesse visto i luoghi vicino alla riva, non sarebbe mai risalito per voi. I profeti e i loro eredi, custodi della scienza profetica, sono coloro che si recano in quei luoghi per misericordia verso l'universo".
Il Creatore è colui che ci illumina attraverso la sua rivelazione, che ci mostra il percorso e attrae l'intera comunità verso una luce che ci illuminerà completamente quando corpo e anima si separeranno.
Il fascino che il Corano esercita deriva dal fatto che esso è parola di un Dio che si rivela ma non si lascia conoscere. Ogni anno nel ventisettesimo giorno del mese di Ramadan, l'intera comunità musulmana commemora la Notte del Destino che ricorda l'eccezionalità della rivelazione e la sua inimitabilità. L'inimitabilità della parola coranica diventa base di tutto il sistema religioso islamico; nella sura 17 ("Il viaggio notturno") il Corano recita:
"Se si mettessero insieme gli uomini e i Genii per produrre qualcosa di simile al Corano, non ci riuscirebbero nonostante i loro sforzi congiunti".
Il Corano nasce in lingua araba che nell'Islam è considerata lingua sacra. E' difficile per un non musulmano capire l'emozione che può suscitare la lettura o la recitazione della parola coranica: questa parola è Dio che si rivolge direttamente al credente (Muslim) o alla comunità dei credenti (Umma). La parola coranica è strettamente connessa a ciò che si significa la relazione con Dio per i musulmani: l'universo simbolico che si snoda nelle strutture della lingua araba costruisce una visione del mondo. Capire e leggere il Corano in una lingua europea richiede di uscire dalle categorie tradizionali della struttura del racconto e della storia per spostarsi entro un orizzonte che può disorientare il lettore occidentale, che può spingerlo verso nuove riflessioni perchè il Corano non è un testo ma una parola che sottende il mistero.
LEGGERE E RILEGGERE IL CORANO
Il Corano è, oggi più che mai, invocato da centinaia di milioni di fedeli. Se molto si è scritto sul testo coranico, nel mondo occidentale esso rimane tutt'ora quasi completamente sconosciuto; e la situazione contemporanea rende ancor più difficile individuarne un corretto metodo di lettura, dal momento che oggi esso viene chiamato a legittimare linee di condotta, fondare aspirazioni collettive e nutrire speranze.
Esiste un universo complesso delle scienze coraniche, in particolare la ricca tradizione del commentario coranico, il "Tafsìr", che aiuta la comprensione e lo studio della parola di Dio. Per un musulmano infatti prima di essere un libro diviso in 114 capitoli (sure), il Corano è essenzialmente la Parola Divina discesa nella celebre notte chiamata "la Notte del Destino". Recita la sura 97, Il Destino:
"Abbiamo mandato il Corano dall'alto nella Notte del Destino. Lo sai cos'è la Notte del Destino? La Notte del Destino vale più di mille mesi! In essa gli Angeli e lo Spirito discendono con gli ordini del Signore intorno ad ogni cosa".
In questa sura si rivela gran parte dell'universo psicologico dell'Islam. Ciò che definisce nel modo più pertinente la relazione fra il musulmano e il testo coranico, relazione che ne segna l'intera esistenza, è la nozione di meraviglia, che non va intesa come categoria neutra: non si tratta infatti di sconcerto e nemmeno di frattura nell'identità dell'individuo. Si tratta piuttosto di uno stato d'animo permanente che rimanda a categorie fondamentali della teologia islamica: in primo luogo alla nozione di mistero (ghaib) perchè per il musulmano il Dio unico si rivela nella parola, che in ogni cosa rivela ogni cosa, e l'atto della rivelazione avviene solo in quanto permane la sostanza del mistero.
Nell'Islam Dio non si può conoscere, ma Egli attesta il suo essere nel mistero della vita e nel mistero dell'ordine dell'universo e del suo apparente disordine: la rivelazione è essenzialmente testimonianza di una unicità che si manifesta nel molteplice, e di una molteplicità che non rivela mai tutto il suo segreto, perchè non è possibile conoscere il mistero. La struttura sintattica della parola coranica rimanda al mistero che avvolge l'esistenza umana. Per capire le conseguenze di questo concetto della spiritualità islamica occorre andare ad un testo fondamentale, "Le illuminazioni della Mecca" del grande filosofo andaluso Ibn Arabi, morto nel 1240 d.c.
"Tuffati nell'oceano del Corano, che non ha paragoni se sei dotato di ampio respiro. Altrimenti limitati allo studio dei libri, dei commentari, nel significato esteriore; non tuffarti perchè rischieresti di perire, perchè il mare oceanico del Corano è profondo. Se il tuffatore non avesse visto i luoghi vicino alla riva, non sarebbe mai risalito per voi. I profeti e i loro eredi, custodi della scienza profetica, sono coloro che si recano in quei luoghi per misericordia verso l'universo".
Il Creatore è colui che ci illumina attraverso la sua rivelazione, che ci mostra il percorso e attrae l'intera comunità verso una luce che ci illuminerà completamente quando corpo e anima si separeranno.
Il fascino che il Corano esercita deriva dal fatto che esso è parola di un Dio che si rivela ma non si lascia conoscere. Ogni anno nel ventisettesimo giorno del mese di Ramadan, l'intera comunità musulmana commemora la Notte del Destino che ricorda l'eccezionalità della rivelazione e la sua inimitabilità. L'inimitabilità della parola coranica diventa base di tutto il sistema religioso islamico; nella sura 17 ("Il viaggio notturno") il Corano recita:
"Se si mettessero insieme gli uomini e i Genii per produrre qualcosa di simile al Corano, non ci riuscirebbero nonostante i loro sforzi congiunti".
Il Corano nasce in lingua araba che nell'Islam è considerata lingua sacra. E' difficile per un non musulmano capire l'emozione che può suscitare la lettura o la recitazione della parola coranica: questa parola è Dio che si rivolge direttamente al credente (Muslim) o alla comunità dei credenti (Umma). La parola coranica è strettamente connessa a ciò che si significa la relazione con Dio per i musulmani: l'universo simbolico che si snoda nelle strutture della lingua araba costruisce una visione del mondo. Capire e leggere il Corano in una lingua europea richiede di uscire dalle categorie tradizionali della struttura del racconto e della storia per spostarsi entro un orizzonte che può disorientare il lettore occidentale, che può spingerlo verso nuove riflessioni perchè il Corano non è un testo ma una parola che sottende il mistero.
martedì 9 novembre 2010
CONSIDERAZIONI SULL'ALLUVIONE DI VICENZA
Commentando la tragedia che ha colpito nei giorni scorsi la città di Vicenza e molta parte della regione Veneto, il sindaco Achille Variati ha molto correttamente commentato: "Nella disgrazia che abbiamo vissuto, c'è capitato di imbatterci in una bella pagina di storia: migliaia di giovani, molti dei quali lavoratori immigrati, hanno lavorato gratuitamente e ininterrotamente per cercar di limitare i gravissimi danni subiti a causa del disastro".
Come musulmani siamo fieri di poter dire che molti di quegli immigrati erano nostri fratelli che sono accorsi all'appello del sindaco e alle richieste di aiuto non solo perchè intimamente convinti che era giusto farlo, ma anche perchè, durante la preghiera del venerdì, nei luoghi che non ci è neppure permesso di chiamare "moschee", i nostri imam hanno detto di aiutare quanti erano stati colpiti dalla sciagura, perchè questa sarebbe stata un'azione gradita a Dio.
Ci auguriamo che tra le persone che sono state aiutate da uno dei nostri fratelli ci sia anche qualche signore che vede le moschee come fumo agli occhi o come covo di terrosti o di spacciatori di droga, compreso qualche elogiatore dei consiglieri leghisti del Comune di Arzignano che hanno votato un regolamento diretto alla chiusura dei centri culturali e dei luoghi di culto musulmani, buddisti, sikh e dei Testimoni di Geova. A proposito di questi ultimi non ci dispiace di raccontare ai lettori di questo blog che i sunnominati leghisti arzignanesi hanno della religione cattolica uno strano concetto applicativo: mentre infatti caldeggiano e perseguono, violando numerosi articoli della costituzione, la chiusura dei luoghi di culto delle religioni diverse da quella cattolica, il Segretario regionale della Lega, il trevigiano sig. Gobbo, ha commissariato la sezione della Lega di Arzignano perchè implicata in strani giri di escort russe e moldave e di champagne "millimetrato".
Ci piace anche immaginare che tra i beneficiari dell'islamico contributo ai soccorsi abbiano usufruito quanti, a scadenza periodica, amano rovesciare sulla comunità musulmana vicentina accuse e calunnie di ogni genere. Ne abbiamo fornito un esempio a proposito dei "terroristi in circolazione" nella moschea di Vicenza. Ne forniamo un altro esempio desumibile dai titoli dei giornali che di seguito pubblichiamo.
Come musulmani siamo fieri di poter dire che molti di quegli immigrati erano nostri fratelli che sono accorsi all'appello del sindaco e alle richieste di aiuto non solo perchè intimamente convinti che era giusto farlo, ma anche perchè, durante la preghiera del venerdì, nei luoghi che non ci è neppure permesso di chiamare "moschee", i nostri imam hanno detto di aiutare quanti erano stati colpiti dalla sciagura, perchè questa sarebbe stata un'azione gradita a Dio.
Ci auguriamo che tra le persone che sono state aiutate da uno dei nostri fratelli ci sia anche qualche signore che vede le moschee come fumo agli occhi o come covo di terrosti o di spacciatori di droga, compreso qualche elogiatore dei consiglieri leghisti del Comune di Arzignano che hanno votato un regolamento diretto alla chiusura dei centri culturali e dei luoghi di culto musulmani, buddisti, sikh e dei Testimoni di Geova. A proposito di questi ultimi non ci dispiace di raccontare ai lettori di questo blog che i sunnominati leghisti arzignanesi hanno della religione cattolica uno strano concetto applicativo: mentre infatti caldeggiano e perseguono, violando numerosi articoli della costituzione, la chiusura dei luoghi di culto delle religioni diverse da quella cattolica, il Segretario regionale della Lega, il trevigiano sig. Gobbo, ha commissariato la sezione della Lega di Arzignano perchè implicata in strani giri di escort russe e moldave e di champagne "millimetrato".
Ci piace anche immaginare che tra i beneficiari dell'islamico contributo ai soccorsi abbiano usufruito quanti, a scadenza periodica, amano rovesciare sulla comunità musulmana vicentina accuse e calunnie di ogni genere. Ne abbiamo fornito un esempio a proposito dei "terroristi in circolazione" nella moschea di Vicenza. Ne forniamo un altro esempio desumibile dai titoli dei giornali che di seguito pubblichiamo.
IL SIGNORE DELL'UNIVERSO
"... O tu che stai morendo nella ricerca di Colui che scioglie i nodi,
o tu che sei nato nell'unione e stai morendo nella separazione,
o tu che rimani assetato ai bordi dell'oceano,
o tu che rischi di morire in miseria sopra a un tesoro,
un tesoro che non è con noi e non è senza di noi. Dov'è?
Dove si trova il sovrano che non risiede in alcun luogo?
Non dire "qui", non dire "lì", dì la verità.
L'intero universo è Lui.
Nel dolore, sempre intravvedo il rimedio.
Nella costrizione e nella tirannia trovo la grazia e l'amicizia fedele.
Sulla faccia della terra sotto la volta del cielo,
ovunque posi il mio sguardo, è Te solo che vedo".
Sultan Valad, Kitàb Al-Ma'arif (1207-1273)
o tu che sei nato nell'unione e stai morendo nella separazione,
o tu che rimani assetato ai bordi dell'oceano,
o tu che rischi di morire in miseria sopra a un tesoro,
un tesoro che non è con noi e non è senza di noi. Dov'è?
Dove si trova il sovrano che non risiede in alcun luogo?
Non dire "qui", non dire "lì", dì la verità.
L'intero universo è Lui.
Nel dolore, sempre intravvedo il rimedio.
Nella costrizione e nella tirannia trovo la grazia e l'amicizia fedele.
Sulla faccia della terra sotto la volta del cielo,
ovunque posi il mio sguardo, è Te solo che vedo".
Sultan Valad, Kitàb Al-Ma'arif (1207-1273)
domenica 7 novembre 2010
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