venerdì 28 dicembre 2012

EGITTO

Egitto, la festa dei Fratelli Musulmani Nuova Costituzione, abbiamo vinto noi

IL CAIRO - Per il Fratelli Musulmani le cose sono già decise, anche se sabato prossimo dovranno votare ancora 25 milioni di egiziani.
«Le ruote della democrazia hanno cominciato a girare e nessuno potrà più fermarle» dice Walid Schalabi, portavoce della Guida spirituale Badia. A spoglio non ancora terminato i Fratelli musulmani hanno diffuso domenica sera dei risultati secondo cui il 56 per cento dei votanti aveva risposto "sì" al referendum sulla nuova Costituzione che darà alla religione un ruolo predominante alla negli affari dello Stato. Questa percentuale è destinata ad essere confermata, anzi ad aumentare, nel prossimo turno elettorale nel quale voterà soprattutto la provincia, dove l'influenza dei Fratelli Musulmani è molto più forte che al Cairo o Alessandria dove si è votato domenica.
L'opposizione denuncia frodi e violazioni diffuse. Non solo perché in molti seggi elettorali, nei quartieri più poveri, la povera gente, per lo più analfabeta, è stata minacciata del castigo di Dio se non avesse votato "sì", oppure comprata con qualche elargizione di zucchero tè o latte. La miseria che è sempre stata un flagello in Egitto, è enormemente aumentata dopo la rivoluzione. Il turismo, che era una fonte cospicua di lavoro, è fermo, la disoccupazione dilaga e i prezzi aumentano. Il governo si è dimostrato incapace di prendere qualsiasi provvedimento, oggi decide un aumento delle tasse e due ore dopo fa marcia indietro. La lira egiziana sta perdendo colpi ogni giorno. Ci sono accuse di intere scatole di schede distrutte, gli elettori stessi hanno denunciato più di quattromila violazioni di cui erano stati testimoni. Ma le loro denunce non hanno trovato ascolto tra gli osservatori dei seggi. Ci sono risultati incredibili come voti in massa per il sì in quartieri dove alle presidenziali nessuno aveva votato per Morsi. Solo al Cairo, perfino la propaganda dei Fratelli musulmani ha dovuto arrendersi e ammettere che ha vinto il "no". Nella capitale ieri si erano viste fin dalla mattina presto lunghe file di giovani di tutte le classi sociali che aspettavano pazientemente di dare il loro voto e dire no a quella che sono convinti significhi l'islamizzazione del loro paese. Particolarmente lunghe erano le file delle donne che sanno bene che una costituzione dove la donna è nominata solo in quanto "moglie e madre" restringerà i loro diritti. Secondo i Fratelli al Cairo avrebbero bocciato la Costituzione il 56% degli elettori ma per l'opposizione sarebbero almeno i tre quarti. Anche le organizzazioni per i Diritti umani lamentano gravi violazioni. Ad esempio, dicono, non è vero che in tutti i seggi elettorali fossero presenti dei giudici.
In molti casi c'erano persone che si sono fatte passare per magistrati senza esserlo, messe lì proprio per manipolare il voto. «Come al tempo di Mubarak» dice un portavoce dell'Istituto per i Diritti umani del Cairo, che chiede che il voto venga annullato e ripetuto.
- VANNA VANNUCCINI


MA IL PAESE RESTA SPACCATO

VINCE il "sì" nel primo round del referendum costituzionale in riva al Nilo, anche se non in maniera trionfale. A conferma che la società egiziana è fortemente polarizzata e le fratture politiche e religiose si allargano, minacciando la stabilità del paese. Il risultato, annunciato con enfasi dai Fratelli Musulmani, è comunque contestato dalle opposizioni, che a loro volta rivendicano un marcato successo del "no". Il Fronte Nazionale di Salvezza aveva fatto sapere alla vigilia che avrebbe accettato l'esito del voto, un impegno destinato a cadere in presenza di brogli o palesi illegalità.
E' prevedibile che ora l'opposizione invochi nuovamente la sospensione, se non il ripetizione del primo turno, della consultazione. La regolarità del voto è denunciata anche dagli attivisti dei diritti umani, che hanno evocato un clima da era Mubarak ai seggi.
Una valutazione così diversa sulla correttezza della competizione spinge maggioranza e opposizione sul terreno della delegittimazione reciproca, con ovvie conseguenze sulla radicalizzazione del conflitto. Morsi e i Fratelli Musulmani confidavano sulla favorevole risposta popolare, contrapponendo legittimità della Costituzione a quella della rivoluzione: almeno quella della prima piazza Tahrir. La Fratellanza conosce bene il paese, il suo radicamento nell'Egitto profondo, dove i seguaci della Guida Badie e i salafiti esercitano grande influenza, è un dato di fatto. Non è causale che il "no" abbia prevalso al Cairo e a Alessandria, e il "sì" nel governatorato di Sonhag o nel Nord del Sinai, dove Fratelli e salafiti sono storicamente molto forti. Tenendo conto della geografia politica egiziana, il voto nella prossima tornata nelle restanti province, rurali e tradizionaliste, dovrebbe premiare ulteriormente gli islamisti.
Morsi cercava il conforto delle urne, dopo la prova di forza della dichiarazione costituzionale e la parziale marcia indietro seguita alle reazioni di piazza. Un conto era ritirare la dichiarazione, altro accettare il rinvio sine die del referendum: alla leadership della Fratellanza è parso chiaro sin dall'inizio che avrebbe voluto dire farsi imporre l'agenda politica dagli avversari.
E questoi Fratelli Musulmani, pressati dall'inquieta concorrenza degli alleati-rivali salafiti sul versante islamista, non avrebbero potuto accettarlo.
Il "sì" alla Costituzione è un passaporto per indebolire le ultime resistenze dalla magistratura, in attesa che lo spoil system in campo giudiziario consenta una più marcata egemonia islamista. La Fratellanza, un tempo teorica della sovranità divina, è oggi la principale fautrice della sovranità popolare.
Se la situazione non precipitasse, all'opposizione, unita dopo le divisioni del passato, non resta che preparare le elezioni legislative che dovrebbero seguire la fine del travagliato processo costituzionale. Potrebbe essere l'ultima prova d'appello per evitare che il cerchio islamista si chiuda.
- RENZO GUOLO


Una notte di scontri e arresti le due anime dell' Egitto invadono le vie del Cairo
IL CAIRO - Si chiama Ahmad,è un giovane alto e magro e senza barba, potrebbe essere uno dei manifestanti che presidiano il palazzo presidenziale per chiedere il ritiro della bozza costituzionale che minaccia di trasformare l' Egitto in una società islamizzata. Invece è qui, davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya, con migliaia di salafiti con le barbe lunghe e i pantaloni alla zuava come si crede li portasse Maometto, con i jihadisti e i Fratelli musulmani del presidente Morsi. Si sentono i rappresentanti di tutto l' Egitto, se non addirittura il popolo di Dio. «Sono qui per difendere Morsi» dice. «Morsi è stato eletto. Anche Obama è stato eletto con il 51 per cento ma nessuno ha protestato. Questa è la democrazia». «Sì alla legittimità democratica» era la parola d' ordine della manifestazione dei sostenitori di Morsi. A poche miglia di distanza da qui altri giovani, liberali, di sinistra e delle minoranze cristiane, aprivano con gesto di sfida brecce tra i blocchi di cemento messi dall' esercito e si avvicinavano al palazzo presidenziale, protetto dai carri armati. I militari, che ieri avevano ricevuto da Morsi poteri da stato di emergenza che li autorizza ad arrestare i civili, li hanno lasciati fare. Due mondi, due campi divisi, sono sfilati ieri per le strade del Cairo. Due narrazioni contrapposte delle vicende di questi giorni: quella di Ahmad, che era presente con i suoi amici agli scontri di mercoledì scorso quando morirono otto persone, e che afferma che le vittime apparteneva alla Fratellanza; e quella dei giovani che mostrano i video in cui si vedono chiaramente gruppi di islamisti disciplinati e ben organizzati che aggrediscono i manifestanti. Come è successo ancora la notte scorsa a piazza Tahrir, dove una decina di persone sono state ferite quando degli incappucciati muniti di coltelli e bastoni hanno fatto irruzione nelle tende in cui gli oppositori di Morsi mantengono i loro presìdi. Le Forze armate, che nei giorni scorsi aveva affermato «che non lasceranno precipitare il paese nella catastrofe» cercano una mediazione. Il ministro della Difesa Al Sissi, che è anche il capo di Stato maggiore, ha chiesto ieri a tutti i partiti politici, ai rappresentanti dell' Università Al Azhar, la massima autorità teologica del mondo sunnita, e a quelli della società civile di riunirsi per avviare immediatamente un dialogo nazionale. L' incontroè fissato per il pomeriggio di oggi al Villaggio Olimpico. La Fratellanza musulmana ha già risposto che parteciperà al colloquio. «L' invito viene dalle Forze armate con il permesso del presidente. È chiaro che parteciperemo» ha detto il portavoce Mahmud Ghozlan. L' opposizione, riunita nel Fronte di Salvezza nazionale presieduto da El Baradei e dall' ex capo della Lega araba Amr Moussa, darà la sua risposta stamani. Anche la magistratura, che deve supervisionare le operazioni di voto per il referendum, è divisa. La partecipazione dei magistrati era stata garantita nei giorni scorsi dal Consiglio superiore della Giustizia, l' organo di governo dei giudici legato alla Fratellanza musulmana, ma ieri il presidente dell' Associazione magistrati, El Zend, ha annunciato che i magistrati diserteranno al 90 per cento la supervisione del referendum perché la bozza costituzionale «contiene attacchi contro l' amministrazione della giustizia». Il numero due del Consiglio di Stato, Magdi al-Gahri, ha precisato che il numero dei giudici non sarebbe perciò sufficiente a supervisionare le operazioni di voto. Dalla decisione dei magistrati l' opposizione aveva fatto dipendere la decisione se chiedere agli egiziani di boicottare il referendum o di votare per il no. Gli Usa, principali alleati dell' Egitto, sono tornati a far sentire la loro voce avvertendo che non si può tornare ai "giorni bui" dell' era di Mubarak e chiedendo alle forze armate di esercitare moderazione nel «mantenere l' ordine, rispettando i diritti di quanti manifestano pacificamente».
VANNA VANNUCCINI


Noi cristiani abbiamo paura temiamo una svolta autoritaria
CAIRO - Della commissione che ha approvato la bozza di Costituzione facevano parte originariamente due membri delle chiese cristiane, che insieme a laici e liberali hanno abbandonato la commissione fidando che la magistratura ne avrebbe riconosciuto l' illegittimità. Morsi invece ha decapitato la magistratura, dato un colpo d' acceleratore ai lavori della commissione e indetto per il 15 dicembre un referendum che confida di vincere. Padre Rafic Greiche è il Direttore dell' Ufficio stampa della Chiesa cattolica egiziana che, con le altre sei chiese che fanno parte della Conferenza patriarcale, aveva partecipato inizialmente alla stesura del testo costituzionale. Ora Morsi dà a voi la colpa di impedire lo svolgimento della vita democratica. Perché vi siete ritirati? «Perché, detto senza peli sulla lingua, è un testo che se verrà approvato consacrerà un regime fascista. Non solo è pericoloso per i cristiani che sono il 10-12 per cento della popolazione, e di cui i cattolici sono una piccola minoranza. Contraddice lo spirito degli egiziani e tutte le speranze che erano nate dalla rivoluzione. Per mesi i fondamentalisti hanno promesso di inserire le nostre modifiche ma riproponevano ogni volta lo stesso testo camuffato. Alla fine abbiamo perso la pazienza». L' islam è, come dicono i riformatori, una questione d' interpretazione? «Troppo facile. I testi islamici danno sempre un comandamentoe il suo contrario, anzi teorizzano che proprio questa è "la grazia di Dio". Il metodo dei fondamentalisti è passare dalla politica alla religione, per cui chi fa una critica diventa un amorale. Il loro islam è pura politica, i loro occhi sono sul potere. Ma la situazione in Egitto è molto grave».


Egitto, la scommessa di Morsi Nuova Costituzione e stabilità
IL CAIRO - Domani si vota. Il presidente Morsi è andato avanti per la sua strada. A furia di decreti e di bluff è arrivato a due passi dall'obbiettivo: la nuova Costituzione. In ultima battuta ha decretato perfino che il referendum si terrà in due rate, per ovviare alla mancanza di giudici che devono supervisionare i seggi ma rifiutano di farlo ritenendo il voto incostituzionale. Sabato voteranno le grandi città e il sabato successivo il resto del paese, ha deciso il presidente. Né le manifestazioni, né le contestazioni dei giudici, né le dichiarazioni del capo della più prestigiosa autorità teologica sunnita, il gran imam El Tayeb, nemmeno i jet dell'aviazione che hanno sorvolato il Cairo l'hanno fermato.
Dopo esser riuscito con finti o parziali cedimenti a spiazzare l'opposizione ha avuto la meglio anche sulle Forze Armate, che mercoledì hanno ritirato il loro invito al "dialogo nazionale". Proprio mentre l'opposizione si era finalmente decisa a dire che vi avrebbe partecipato, i militari hanno rimandato il dialogo sine die. La settimana scorsa avevano parlato di "catastrofe" dentro cui l'Egitto minaccia di scivolare. Ieri il capo di Stato Maggiore el Sissi ha concordato con il presidente il dispiegamento di 120.000 soldati e 6.000 blindati per garantire la sicurezza intorno ai seggi.
Gli obbiettivi di Morsi sono quelli della Fratellanza musulmana. Questo è chiaro a tutti.
Quando incontra Badia, il presidente dei Fratelli musulmani, è Morsi che gli bacia la mano, non viceversa, dice la gente. Ma Morsi sembra sicuro di poterla convincere a votare sì. La parola d'ordineè stabilità. Solo la Costituzione garantisce la stabilità che può rimettere in moto l'economia e solo i Fratelli Musulmani possono assicurarla, viene martellato nelle moschee. La gente sa che i Fratelli musulmani non sono quello che sembrano, sa che hanno milizie armate, ma teme anche che l'opposizione- sempre un po' sparpagliata e con un leader, El Baradei, incapace di avere un orecchio per la gente - non sappia riportare l'ordine e la sicurezza.
Nei 23 mesi dalla rivoluzione la disoccupazione è salita alle stelle, i prezzi anche, il turismo è paralizzato. Davanti alle piramidi di Giza, una lunga fila di carrozzelle cammelli aspettano invano qualche turista. Dobbiamo dimostrare che è proprio la Fratellanza che ha portato instabilità, mi dice lo scrittore Salmawy. Forsei giovani manifestanti saranno capaci di farlo.



Come volevasi dimostrare, ancora una volta, quanti a casa nostra puntavano sulla sconfitta di Morsi e dei Fratelli Musulmani hanno preso una botta sui denti.
Allahu Akbar

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