lunedì 13 dicembre 2010

ISLAM E "OCCIDENTE"

L'Islam, con il quale il Cristianesimo ha diverse migliaia di km di confine in comune, è percepito in occidente sempre più come una pericolosa minaccia. Il politologo americano Samuel Huntington dichiarò apertamente nel 1993 (prima quindi del terribile 11 Settembre 2001): "I confini dell'Islam sono macchiati di sangue". Il politologo non si pose il problema che i confini del Cristianesimo con l'Islam lo sono molto di più, ma il famoso sacerdote cattolico Don Gianni Bagget Bozzo impiegò gli ultimi decenni della sua vita per dimostrare come i cristiani avessero pagato un terribile tributo di sangue e di martirio nei loro rapporti con i musulmani, mentre la giornalista/scrittrice Oriana Fallaci produsse un best seller con milioni di copie per trasfondere in esso una rabbia da belva furiosa contro tutto ciò che sapesse di "arabo" e di "musulmano". Andò così intensificandosi la produzione delle rappresentazioni dell'Islam come nemico, molto utili a quegli ideologi che, in America e in altre parti del mondo, avevano assoluto bisogno di un nemico per la loro politica imperialistico militare e per le loro ambizioni egemoniche.
L'immagine del nemico "Islam" presenta numerose "utilità". Essa rappresenta una totalità strutturata di percezioni, rappresentazioni e sentimenti che unificati sotto l'aspetto dell'ostilità, vengono rivolte contro popoli o stati. L'immagine del nemico Islam, in altri termini, non è costituita solo da pensieri e opinioni, ma anche da percezioni, sentimenti e pregiudizi che assumono una rilevanza moltiplicata grazie ai media televisivi.
Un'immagine del nemico, che per l'occidente è stato da prima il comunismo e oggi è l'Islam svolge diverse funzioni di psicologia individuale e politico-sociale nella "guerra contro il terrorismo", determinata dall'aspirazione degli USA all'egemonia e sostenuta efficacemente dai media:
1 - L'immagine del nemico VI SCOLPA: non siamo noi (americani, europei, israeliani) ma l'Islam ad avere tutte le responsabilità. Le nostre aggressioni e i nostri sensi di colpa si lasciano così deviare senza problemi verso l'esterno e si possono proiettare su di esso. Le immagini del nemico rendono così possibile "pensare per capri espiatori";
2 - L'immagine del nemico STABILIZZA: anche se in occidente ci troviamo in disaccordo, essa fa di noi degli alleati contro "Il Regno del Male". Il nemico comune rafforza la coesione, la NATO, l'amicizia trans-atlantica, ci fa stare insieme uniti, ci fa demonizzare i critici ed emarginare quanti hanno opinioni divergenti. Le immagini del nemico favoriscono in breve il "pensiero per blocchi": NOI E LORO;
3 - L'immagine del nemico POLARIZZA: "chi non è con noi, è contro di noi"; e riducendo le alternative ad un "out out" è possibile raggruppare con più efficacia le persone, costruendo una contrapposizione politico-militare in amici e nemici, in nazioni pronte alla guerra e indignate dalla guerra. Se spesso non si sa dire a favore di quali valori schierarci, si sa sempre contro quali valori lottiamo. Le immagini del nemico comprimono tutti in uno schema "AMICO-NEMICO";
4 - L'immagine del nemico rende ATTIVI: le informazioni dei servizi segreti possono essere gonfiate, falsificate, manipolate e perfino inventate. Noi dobbiamo difenderci contro gli altri, i nemici. Non vi è solo diffidenza, ma anche ostilità e perfino violenza fisica applicata. Più della somministrazione di droghe le immagini del nemico aiutano a superare gli scrupoli e motivano facilmente alla guerra fredda e alla guerra calda;

"La pace tra le religioni a Gerusalemme, che è la città delle tre religioni monoteiste è un'illusione"
Questa opinione fu espressa da un esperto del medio oriente, giornalista televisivo molto popolare. Alla contro domanda su quale potesse essere l'alternativa, egli replicò: "La guerra!". Secondo lui, dopo 5 guerre arabo-israeliane pareva che non ci fosse altra soluzione all'antagonismo arabo-israeliano se non una sesta guerra; ed è evidente che alla base di tale convinzione vi era un atteggiamento anti islamico per principio, introdottosi in modo crescente in un gran numero di nazioni industrializzate. Quando i media occidentali mostrano i musulmani si tratta per la maggior parte di esperti di religione che presentano il nemico islamico come un fanatico con la barba lunga o un terrorista violento e senza scrupoli, o di uno sceicco del petrolio e stra ricco e circondato da concubine velate. L'Islam sembra distinguersi per l'intolleranza verso l'interno, come una religione totalitaria, che produce fanatismo e isteria, sottomette le minoranze cristiane e perseguita in modo sanguinario i dissidenti; ovvero per la militanza verso l'esterno come una religione violenta, che porta avanti a guerre sante, che mira alla conquista del mondo e davanti alla quale bisogna stare in guardia. Naturalmente i due aspetti sono unificati dall'arretratezza: l'Islam sarebbe una religione rigida rimasta bloccata al medioevo, dalle caratteristiche arcaiche come l'inciviltà, il disprezzo delle donne e il rifiuto del dialogo.
Il grande teologo cristiano (in odore di eresia) Hans Kung ha replicato a tale immagine del nemico islamico con le seguenti parole: "Una simile immagine dell'Islam concorda molto poco con la realtà dell'Islam e funziona come una profezia che si auto avvera, aumenta i conflitti, ostacola la valutazione realistica dell'altro, rende impossibile un'intesa e prepara il terreno a conflitti militari come in Afghanistan". Un famoso giornalista televisivo, fin troppo convinto della ineruttabilità della guerra tra le religioni e le culture mi chiese una volta quali sarebbero i musulmani con cui avrei voluto avere un dialogo. Gli risposi: "Io dialogo con musulmani ai quali lei in genere non ha possibile accesso a causa della sua grettezza". Mi venivano in mente tanti volti amici, vivi e desiderosi di imparare: teologi, professori, intellettuali e studenti islamici ad Islamabad, a Gerusalemme, Al Qairo, ad Algeri, a Arabat, Lagos e ad Dar Es-Salam e dei miei interlocutori musulmani europei e americani.
Da queste osservazioni scaturisce una verità abbastanza evidente: il primo problema che si pone agli occidentali è quello di conoscere "il nemico"; anche perchè, mentre i musulmani, grazie alla lettura del Corano che tratta estesamente con rispetto e con amore tutto ciò che riguarda la religione di Gesù e quella di Mosè, il mondo cristiano quasi nulla conosce dell'Islam, della sua storia e del suo contributo alla civiltà mondiale. Eppure spesso tra i nemici dell'Islam si annoverano persone che usano normalmente "i numeri arabi", le grandi scoperte degli arabi nel campo della matematica, nelle scienze applicate e persino quelle di uso comune. E tutto questo si deve al fatto che nella gara tra mondo cristiano e mondo islamico sul percorso dell'intolleranza religiosa, quello cristiano ha battuto quello islamico di molte leghe.

domenica 12 dicembre 2010

MUHAMMAD, "IL MESSAGGERO" (AL RASULU)

L'annuncio profetico di Muhammad poggia sulle rivelazioni ricevute ininterrottamente durante l'intera vita e contenute nelle "sure" o capitoli del Corano. Talvolta, quando Muhammad sente avvicinarsi nel suo animo una nuova rivelazione, ha brividi di freddo, trema e si fa portare un velo o un mantello sotto il quale lo si sente gemere, rantolare e urlare. Durante la sua missione decennale alla Mecca il Profeta annuncia la fine dei tempi ed esorta alla penitenza e alle opere di bene in attesa del Giudizio Finale; egli propugna con fermezza l'unicità di Allah, al quale i credenti devono completa sottomissione. Giornalmente ripete nei pressi Ka'ba, con lo sguardo rivolto verso Gerusalemme, le verità rivelate; egli trova i primi seguaci tra i poveri e gli schiavi dei sobborghi della Mecca, mentre gli sono ostili i grandi mercanti e i detentori del potere nella città, che promuovono aperte azioni di violenza contro i seguaci della nuova religione. I mercanti, in particolare, vedono minacciati i loro interessi e la fede tradizionale, che fa della città, grazie alla presenza della Ka'ba un luogo inviolabile e quindi sicuro per il commercio. Accusando Muhammad di essere un esaltato e un pazzo, boicottano l'intero clan del profeta: nessuno può parlare con i membri della casa Hasim, nè vendere loro generi alimentari. Il profeta consiglia ai suoi seguaci, oppressi e perseguitati, di emigrare in Abissinia, per chiedere protezione al Megus cristiano.
Il 27 del mese di Ragad del 620 D.C., anno in cui muoiono la moglie e lo zio Abù Talib, Muhammad viene rapito dall'Arcangelo Gabril sul cavallo bianco di nome Burak e portato dalla Mecca a Gerusalemme. Durante questo viaggio notturno (Ishra), il Profeta sale miracolosamente nei sette cieli, dove incontra Adamo, Giovanni e Gesù, Giuseppe, Idris, Aronne, Mosè e Ibrahim, che lo accolgono come un grande fratello e sommo profeta. Prima di tornare sulla terra Muhammad ottiene che i 50 doveri imposti da Allah ai musulmani, siano ridotti a 5 al giorno. In quello stesso anno Muhammad, all'età di 50 anni sposa la vedova Sawda, per dare un padre ai suoi tre orfani, e si fidanza con la figlia di Abù Bakr, la diciassettenne 'A'Isha, che diverrà la moglie prediletta.
Nell'anno 622 D.C. 18 seguaci di Muhammad, provenienti dall'oasi di Yathridb, propongono al profeta di trasferirsi per diventare loro consigliere e capo; nello stesso tempo il conflitto tra Muhammad e i dominatori della sua città natale si inasprisce al punto che alcuni membri dell'oligarchia Meccana ne progettano l'assassinio. Muhammad si trasferisce a Yathridb, vi giunge con alcuni fedeli il 20 settembre del 622 D.C. Più tardi la città di Yathridb verrà denominata Madinat An-Nabi ("la città del profeta"), abbreviata poi in Madinat (Medina). L'anno dell'"emigrazione" (Higra o E'gira) di Muhammad dalla Mecca a Medina viene fissato sotto il Califfo Omar quale inizio dell'era islamica: tale era, tuttavia, ha inizio il primo giorno dell'anno in cui avviene l'emigrazione, e cioè il 16 luglio del 622 D.C. secondo il calendario giuliano. Nel luogo di arrivo a Medina Muhammad fa erigere la prima moschea islamica, entra poi in possesso di un terreno sul quale vengono costruite la sua casa e una seconda moschea. A Medina Muhammad si impone come capo politico della città: a partire da questo momento, oltre alla funzione di Profeta, egli assume anche il ruolo di legislatore e di condottiero militare. Sempre a Medina aggiunge al contenuto delle precedenti rivelazioni riguardanti la fine dei tempi, nuovi contenuti di carattere politico-sociale, giuridico ed etico.
Come punizione per la loro ostilità nei confronti del Profeta che per la sua rivelazione varie carovane dei Meccani vengono assalite e depredate. Quando Muhammad cerca di bloccare il ritorno dalla Siria di una grande carovana, si accende un'aperta battaglia presso Badr, nella quale il profeta alla testa di 300 seguaci sconfigge un esercito di 1000 meccani. Tutti pensano che è stato Allah a sconfiggere i nemici e a condurre alla vittoria: "E combattete per la causa di Allah contro coloro che combattono contro di voi, ma non aggredite. Dio non ama gli aggressori. Uccidete tali aggressori ovunque gli incontriate; e cacciateli da ogni luogo donde vi abbiano cacciato; perchè l'aggressione è peggio dell'assassinio... così gli infedeli avranno ciò che loro spetta. Ma se si arrendono, allora Allah è davvero colui che sommamente perdona, il misericordioso" (Cor. II, 1 e seguenti.
Gli ebrei presenti a Medina rifiutano l'insegnamento di Muhammad e così la rottura con la religione giudaica diventa inevitabile. Muhammad si considera colui che ha rinnovato la religione di Ibrahim, alterata dalle Genti del Libro, ebrei e cristiani, il cui centro è la Ka'ba nella Mecca. In seguito alla rottura con i giudei Muhammad stabilisce che si debba assumere come Qibla (la direzione durante la preghiera) non più Gerusalemme, ma la Ka'ba; stabilisce che sia il venerdì il giorno dedicato al servizio divino e sostituisce al giorno di digiuno ebraico (ashura) il Ramadan, il mese di digiuno. I meccani, che nel frattempo si erano preparati alla rappresaglia, nella primavera del 625 D.C. avanzano contro Medina con un forte esercito e sconfiggono i musulmani presso il monte Uhuub. Durante la battaglia Muhammad viene ferito: una pietra gli taglia le labbra, mentre una freccia gli passa da parte a parte le guance e gli fa saltare due denti; egli infatti, si ostina a non usare le armi durante il combattimento e si limita a tenere lontani i nemici che lo attaccano con il bastone che usa come pungolo per il cammello. Nel marzo del 627 D.C. i meccani avanzano di nuovo e assediano Medina ma devono ritirarsi dopo alcune settimane. Intanto Muhammad scaccia le famiglie ebree di Medina, sospette di simpatizzare con i nemici: i suoi seguaci uccidono 600 uomini e vendono le loro mogli e figli come schiavi; ma intanto i musulmani riescono a stipulare una durevole alleanza con le bellicose tribù nomadi dei beduini del deserto.
Nell'aprile del 628 D.C. Muhammad intraprende un pellegrinaggio alla Mecca senza però riuscire a raggiungerla; ottenendo tuttavia di concludere con i meccani un armistizio decennale; e così nel marzo dell'anno successivo egli raggiunge pacificamente la sua città natale con un gruppo di seguaci disarmati. Dopo aver pregato e girato attorno al santuario della Ka'ba, egli visita il sepolcro della moglie Hadigia, per poi far ritorno a Medina. Un anno dopo il profeta muove con 10.000 uomini verso la Mecca e, senza incontrare resistenza alcuna, entra nel mese di ramadan nella città che aveva dovuto abbandonare 8 anni prima. Seduto trionfalmente su un cammello, cavalca per 7 volte attorno alla Ka'ba, distrugge con un bastone le statue delle antiche divinità arabe nel territorio sacro e prende possesso della pietra nera, proclamando poi la Mecca, con il santuario della Ka'ba, città santa dell'Islam. Dopo aver istituito il pellegrinaggio alla Mecca cui prenderà parte ancora una volta prima di morire, Muhammad ritorna a Medina.
Per due anni egli si dedica completamente ai suoi compiti di capo religioso e politico. Al termine del biennio, con 90.000 pellegrini, parte alla volta della città santa. Nella valle di 'Arafat pronuncia un discorso di fronte a un'immensa folla, ma dopo il suo ritorno a Medina cade ammalato: "O voi che credete siate risoluti nella causa di Allah e siatene testimoni in equità. Non lasciate che l'inimicizia di alcuni vi inciti ad azioni contrarie alla giustizia. Siate sempre giusti, perchè questa è la virtù più vicina alla rettitudine. E temete Allah, perchè egli è sicuramente a conoscenza di tutto ciò che fate" (Cor. IV, 9 e seg.).
Nonostante la malattia egli seguita a recarsi ugualmente alla moschea a pregare e a predicare, accoglie postulanti e ambascierie, amministra la giustizia e da consigli a chiunque glieli chiede. Il lunedì 8 giugno del 632 D.C., dopo essersi recato per l'ultima volta alla moschea torna nell'abitazione della moglie prediletta 'A'isha. Qui lo raggiunge l'Angelo della Morte che chiede al Profeta il permesso di prendere la sua anima; Muhammad risponde: "O morte, fa ciò che devi" poi declina la testa sul seno di 'A'isha e muore. Poco prima di morire consegna ai compagni più fedeli, che sono accorsi e che lo circondano piangendo, il sigillo della sua rivelazione: "Fratelli, non dovete piangere la mia morte. Io sono solo un uomo comune e come tale sono mortale. Ma questo non deve rattristarvi, perchè è la prova che solo Dio è eterno e immortale. Ricordate perciò le mie ultime raccomandazioni: "Non tagliate gli alberi, non uccidete senza motivo gli animali; e se vicino a te qualcuno trema per il freddo, dagli il tuo mantello. E che la pace sia con voi. La pace, la pace...".
Le sue ultime parole furono: "L'amico, l'Altissimo, dal paradiso". La terza notte dopo la sua morte il Profeta venne sepolto nel luogo in cui era spirato: oggi la sua tomba si trova nella moschea di Medina ed è circondata da una cancellata in ferro battuto e ottone sulla quale è ripetuta la sintesi della religione islamica: "Non c'è altro Dio all'infuori di Dio e Muhammad è il suo inviato".

Prima di affrontare la storia della diffusione travolgente dell'Islam è bene riportare un giudizio di storici non musulmani sulla figura di Muhammad, che fa giustizia di centinaia di anni di calunnie, insulti e banalità. Tale giudizio riassume quelli formulati dai maggiori storici occidentali che hanno trattato la storia dell'Islam e del suo fondatore: "La figura di Muhammad, letta in varie chiavi, è oggi universalmente apprezzata per l'importanza del  suo ruolo rivoluzionario, del suo genio diplomatico, della sua duplice funzione di fondatore di una religione, di un popolo e di uno stato. Muhammad fu un uomo di fede che, con sincerità e impegno, cambiò, migliorandole, le condizioni di vita morale e spirituale dei suo contemporanei, dando loro un'organizzazione tale da assicurarne un'espansione duratura: e tutto ciò adottando il proprio messaggio alla tradizione di quelli uomini con rare doti di comprensione, di diplomazia e di misericordia. Tutto ciò è ancora più rimarchevole se si pensa che Muhammad non fu nè un'estremista nè predicò sconvolgenti novità: la rivelazione da lui annunciata è in sostanza quella dei profeti precedenti, da lui adeguata al proprio momento storico. In questo senso Muhammad è veramente il "sigillo dei profeti" in quanto recupera i messaggi dei testi sacri giudaici e cristiani trasformandoli nella verità religiosa e giuridica adatta al suo tempo e al suo popolo, ma dotata di una forza tale da conquistare in pochi decenni un immenso territorio che va dai confini della Cina all'oceano atlantico, dove ha lasciato per sempre impronte indelebili nella vita quotidiana, nei costumi e soprattutto nella fede religiosa. Muhammad non predicò una dottrina sociale vera e propria quanto un'esigenza morale che pretendeva solo di attenuare gli abusi e le ingiustizie e proclamava l'uguaglianza tra gli esseri umani anche sul piano religioso. Secondo la sua dottrina tutti gli esseri umani nascono musulmani e deviano solo per circostanze sociali e ambientali; ma i musulmani non sono un popolo eletto, come pretendono di essere gli ebrei; e chi si converte all'Islam acquista tutti i diritti dei correligionari. Con tutto ciò Muhammad rimane uomo profondamente religioso, sicuro del proprio rapporto diretto con Dio e convinto che la propria missione consistesse nel far conoscere la Sua grandezza, la Sua unicità e la Sua legge, poichè solo la sottomissione a Dio può rendere migliore l'umanità.

venerdì 10 dicembre 2010

MUHAMMAD, "IL GLORIFICATO"

Muhammad (Abul-kasim Ibn' Abd-Allah) nacque il 20 Aprile del 570 d.C. (52° anno prima dell'Egira) nella ricca città araba della Mecca, figlio del commerciante Abd-Allah e di Amina Bint-Wahb: entrambe le stirpi dei genitori, Hasim e Zuhra appartenevano alla potente tribù dei Qurays (coreisciti), che dominava sulla città. La nascita di Muhammad cadde "nell'anno dell'elefante" così chiamato perchè in quell'anno il Re dello Yemen, Abraha, affrontò una sfortunata spedizione con elefanti contro la Mecca, da lui ritenuta pagana. Durante tale spedizione, gli elefanti di Abraha si inginocchiarono davanti al tempio del Ka'Ba che invece dovevano distruggere.
Muhammad, il cui padre morì prima della sua nascita, durante un viaggio di affari, venne affidato dal nonno paterno 'Abd-Al-Muttalib, a una baglia di nome Halima; era consuetudine che i figli degli abitanti agiati della Mecca venissero affidati a balie appartenenti a famiglie di pastori nomadi appartenenti alla tribù Bakr. Muhammad passò i suoi primi anni di vita custodendo le greggi della balia con il fratello di latte nella zona montuosa del Taif. A sei anni egli perdette anche la madre Amina mentre a otto anni morì anche il nonno: si prese allora cura del bambino uno zio Abu Talib, che lo fece partecipare, ancora adolescente, alle carovane commerciali dirette in Siria.
Muhammad ebbe così modo di conoscere il suo popolo e i pericoli della vita nomade. In occasione di una spedizione carovaniera in Siria, un monaco mestoriano di nome Bahira Muhammad predisse la missione profetica del ragazzo e consigliò lo zio di proteggerlo con cura. Muhammad divenne così guida di carovane, e imparò ad affrontare percorsi disagevoli e pericolosi con grande sicurezza. Grazie al commercio carovaniero la Mecca era un importantissimo centro di smistamento e transito tra l'Arabia meridionale e la Siria, tra la Persia e l'Egitto. Sia alla Mecca, sia durante i suoi spostamenti in carovana, Muhammad ebbe contatti con popoli di diverse religioni: ebrei, cristiani nestoriani, cristiani giacobbiti, manichei.
Come guida di carovane Muhammad si guadagnò la fiducia dei commercianti meccani e ricevette dai concittadini il soprannome di Al-Amin (il fedele). A 25 anni Muhammad, che viveva in condizioni economiche meno che modeste entrò al servizio di Habigia, vedova quarantenne di un ricco commerciante: per lei Muhammad organizzò e guidò alcune spedizioni carovaniere, diventò il suo uomo di fiducia e nel 395 la sposò. I coniugi condivisero per 25 anni un felice matrimonio d'amore dal quale nacquero 3 figli maschi morti prematuramente, e 4 figlie, Ruqayya, Zaymab, Umm Kulthum e Fatima. Muhammad e Habigia adottarono inoltre Zaid Ibn-Haritha, uno schiavo nubiano riscattato.

Quando Muhammad ebbe 35 anni venne scelto per ricollocare in un angolo della Ka'Ba la "pietra nera": un meteorite oggetto del culto popolare, che era stato rimosso a causa di una provvisoria demolizione del tempio. Era tradizione radicata che già il Profeta Ibrahim avesse collocato il meteorite in quell'angolo della Ka'Ba per fissare il punto di partenza delle processioni rituali. Da quel momento in poi Muhammad cominciò a ritirarsi per alcuni giorni all'anno, nella solitudine delle brulle pendici del Monte Hira immerso in meditazione: lo interessavano sempre più le questioni riguardanti il giudizio divino e le mancanze degli uomini.
Una notte detta "La Notte del Destino", l'ultima decade del mese di Ramadan il quarantenne Muhammad si addormentò in una caverna, dove gli apparve in sogno un Angelo recante in mano un rotolo di stoffa coperto di segni che gli comunicava la prima rivelazione di Dio. Il Messaggero gli tese la pergamena e lo incitò:
"Leggi! Muhammad rispose "Non so leggere" "Leggi! Leggi!" gli gridò di nuovo il Messaggero e gli premette la pergamena sul petto. Quando Muhammad domandò "Che cosa devo leggere?" l'Angelo disse "Leggi! Noi facemmo scendere il Corano nella Notte del Destino. Ma tu sai cos'è la Notte del Destino? La Notte del Destino vale più di mille mesi. In essa gli Angeli e lo Spirito, al comando del loro Signore, discenderanno con il Divino Decreto, che regola ogni cosa".
Muhammad si risvegliò di colpo, ma quelle parole gli erano rimaste nel cuore, lasciò la caverna e mentre indugiava ancora sulla montagna sentì una voce dal cielo che lo salutava come inviato di Allah: "Muhammad, tu sei l'Eletto di Allah e io sono Gavril" Egli scorse pure, diritto all'orizzonte un Angelo gigantesco: profondamente sconvolto da ciò che aveva visto e udito, Muhammad tornò a casa e raccontò alla moglie l'esperienza della rivelazione. Habigia fu la prima a credere alla missione del marito e cercò di confortarlo con le sue parole; ma Muhammad avrebbe voluto fuggire dal mondo e da se stesso: si ritirò allora sul Monte Hira quando trovò la pace; giunse a credere improvvisamente che Allah lo avesse abbandonato e pensò perfino al suicidio. Gavril gli parlò allora una seconda volta e gli predisse la fine dei giorni tristi dell'infanzia e della giovinezza: "Il tuo Signore non ti ha abbandonato, ne è adirato con te. Sicuramente la tua condizione futura sarà migliore di quella attuale e il tuo Signore presto ti colmerà di beni e tu sarai soddisfatto. Non ti ha forse trovato orfano e non ti ha preso sotto le sue cure?" (Cor. VIIC, 4/7).
Nei tre anni successivi alla Notte del Destino, la rivelazione di Dio rimase il segreto di pochi confidenti di Muhammad. Egli, infatti mise al corrente della rivelazione solamente la moglie e il cugino Alì, il figlio adottivo Zaid, il suo amico e futuro genero Othman, Abù Bakr, suo amico e più tardi suo suocero. Dopo un periodo di tre anni Muhammad ebbe una nuova rivelazione durante la quale si coprì il capo per rispetto: "Tu, avvolto nel mantello, alzati e ammonisci!" (Cor. LXXIV)..."Chi farà una buona azione sarà ricompensato con dieci volte tanto; ma colui che commette un'azione malvagia, ne riceverà l'equivalente e non gli sarà fatta ingiustizia. Dì: "Il mio Signore mi ha guidato sulla retta via, la retta religione, la religione di Ibrahim il giusto. Ed egli non era di quelli che associano altri dei a Dio. Dì: "La mia preghiera, il mio sacrificio, la mia vita e la mia morte sono tutte per Allah il Signore dei Mondi. Egli non ha compagni. Così mi viene comandato e io per primo mi assoggetto. Dì: "Cercherò io un Signore diverso da Allah, mentre Egli è il Signore di tutte le cose? Ed Egli anima ed è responsabile delle proprie azioni, ne alcuno che porti un peso, porterà il peso di un altro e alla fine ritornerete a vostro Signore, ed Egli vi illuminerà su tutto quanto non comprendevate. Egli è colui che vi ha creato per essere luogotenenti sulla terra e ha elevato alcuni di voi sugli altri per gradi, allo scopo di provarvi in ciò che Egli vi ha dato. In verità il tuo Signore è rapido nel perseguire; ma certamente Egli è il Sommamente Misericordioso e Clemente (Al-Rahman Wa Rahim)" (Cor. sura sesta).
Muhammad si considerò allora l'ultimo dei Profeti di Allah tra i quali spiccavano soprattutto Ibrahim, Mosè (Musha) e Gesù, un Messaggero di gioie per i credenti e un severo censore per gli increduli.

martedì 7 dicembre 2010

LA DONNA E' L'AVVENIRE DELL'UOMO

Vogliamo tornare sul tema della donna nell'Islam pubblicando i brani più significativi degli interventi pronunciati in un recente convegno/dibattito svoltosi a Madrid nell'hotel Melià Avenida America, al quale hanno partecipato donne musulmane più legate alla tradizione e donne musulmane che non nascondono il loro "femminismo". Il tema del convegno era: "L'Islam, la donna e l'integralismo":
1 - Kouhmame Sultana: "La donna è la metà del genere umano. E' la madre dell'uomo, sua sorella, la sua sposa, sua figlia, l'animo presso la quale l'uomo assapora la pace e scopre il senso della vita. Non è per disprezzare la donna e denigrarla che l'Islam le prescrive di nascondere le parti belle del suo corpo all'esterno della dimora coniugale, ma è per proteggerla dall'insorgere dei capricci e dalla concupiscenza e contro i comportamenti e gli sguardi malsani. Proteggere il pudore della donna vuol dire proteggere l'unità della famiglia, tutelare l'avvenire morale e spirituale dei figli, edificare basi solide per l'intera società. Così come l'uomo, la donna musulmana ha il diritto di vivere pienamente e decorosamente la sua vita, di studiare, possedere beni, esprimere le proprie opinioni, scegliere con chi sposarsi, pregare ed elevarsi al più alto grado della spiritualità...Non è la concorrenza che bisogna promuovere tra i due sessi, ma la complementarietà; non è l'uguaglianza esteriore quantitativa che bisogna cercare di instaurare nella società ma l'equità e la giustizia...Nell'Islam la donna è l'asse attorno al quale gravitano gli elementi della famiglia e della società. In occidente l'equilibrio della famiglia privata di tale asse è completamente sconvolto. Nell'Islam la donna è un tesoro gelosamente custodito da tutta la famiglia: ciascun membro vede in lei l'eredità del passato e la garanzia dell'avvenire. Nell'occidente essa è ridotta spesso ad una merce a buon mercato, manipolata dalla pubblicità e schiacciata dal rullo compressore della produzione e del consumo".

IJTIHAD JUDITH LEFEVBRE: "...Sono disposta a parlare di tutto con i giornalisti ma non del perchè porto il velo. Di rispondere su questo, francamente mi sono stancata...Parliamo di cose serie, ma non delle solite sciocchezze di cui si occupa la maggior parte dei giornalisti...Donne musulmane oppresse da una società tradizionalista che le relega a ruoli di secondo piano, le costringe a coprirsi quando va bene e le uccide a colpi di pietra quando va male sono stereotipi privi di fondamento. L'Islam è una religione che parla di diritti ed eguaglianza per gli uomini come per le donne".

OMAIMA ABU-BAKR: "...Tra le nostre vittorie c'è soprattutto la modifica, in senso più aperto, dei codici sulla famiglia in diversi paesi, Marocco per primo, dove oggi alle donne sono garantiti più diritti in tema di figli e divorzio. Tra le sfide ancora aperte vi è quella dii affermare con più forza il ruolo delle donne musulmane nella società: perchè nei primi secoli dell'Islam si parlava delle grandi donne musulmane che ora sono quasi dimenticate? Di cosa c'è paura?...Sei o sette anni fa, tuttavia un incontro come questo non sarebbe stato possibile: ci avrebbero ancora chiesto come potevamo pensare di essere femministe e musulmane nello stesso tempo...Dobbiamo tornare alle origini del Corano: il libro sacro dell'Islam assegna alle donne un ruolo di primo piano nella realità e diritti sconosciuti prima di esso. Sono state norme restrittive, spesso associate all'Islam ma frutto di interpretazioni successive, non della parola che Allah trasmise attraverso Maometto a modificare la situazione. Cito esempi di grandi e potenti donne musulmane: da Khadija ad Aisha, moglie del Profeta, che hanno rivendicato diritti all'interno della religione".

AMINA WUADUD (la prima donna che ha guidato per la prima volta la preghiera in pubblico): "Oggi possiamo dire con orgoglio che le attiviste islamiche sono migliaia. Dalle maestre che insegnano alla bambine dell'Afghanistan rurale alle donne che si impegnano ogni giorno, lontano dai riflettori, per una società più giusta ed equa.
Il convegno sottolinea in particolare l'esempio di ragazze come Noemi de Blas, spagnola di 28 anni che ha scelto di convertirsi all'Islam e non vede alcuna contraddizione tra la sua nuova religione e un'identità aperta e progressista e che con grande tranquillità dichiara: "Ero di sinistra e femminista e continuo ad esserlo ora che porto il velo. Il vero Islam è compatibile con l'idea di giustizia sociale, anche se molte persone oggi, compresi i politici che si definiscono progressisti rifiutano di vederlo.
Vi c'è ancora Arzu Merali, inglese convertita, che indossa una maglietta con il ritratto di Malcolm X e un velo nero ben fissato in testa: "Dobbiamo essere libere di prendere posizione anche su temi politici come l'occupazione dell'Iraq e la questione israelo-palestinese. Non mi piace chi dice che una donna può scegliere di velarsi: il Corano ci chiede di farlo per amore di Dio e questo non ci rende meno libere.
Conclude la marocchina Nadia Yassine: "Oggi capisco che l'elitè femminile da cui tutto è iniziato si è fatta portatrice di trasformazioni che stavano già verificandosi: delle istanze di donne che, in tanti paesi vedevano la religione come un mezzo per affermare il proprio potere e non come uno strumento di segregazione...A volte sentiamo la TV parlare di noi donne musulmane come se non avessimo diritti e fossimo oppresse, ma nella stragrande maggioranza dei paesi musulmani abbiamo tutti i diritti; e basterebbe tornare alle radici dell'Islam e alle parole del Corano per capire che questi diritti possono averli tutte le donne musulmane..."


DALLI AL MAROCCHINO!

Da ormai più di una settimana, in un paese della bergamasca si sta purtroppo replicando la tragedia che per mesi ha turbato l'opinione pubblica per quanto avvenuta in un paese della Provincia di Foggia: una bambina di 13 anni è scomparsa senza lasciare traccia, e tutto lascia far temere che anche questa volta la vicenda si concluderà con il ritrovamento di un corpo violentato e straziato da qualche bruto: egli non avrà alcun perdono dall'unico Dio perchè fra i peccati che non possono avere perdono dal Creatore vi è l'uccisione di bambini innocenti. Ma intanto, mentre fervono affannose le ricerche, non ha mancato di manifestarsi la ferocia di bruti altrettanto feroci che prima ancora di una qualche pronuncia degli organi di polizia giudiziaria o della magistratura, hanno preso a pretesto il fatto che un indiziato dell'eventuale delitto fosse un lavoratore marocchino a carico del quale esisteva come unico indizio una intercettazione telefonica di una frase completamente travisata nel suo significato perchè tradotta male dall'arabo: ed ecco i soliti seguaci del "Sole delle Alpi", dal fazzolettino verde nella giacca e della cravatta dello stesso colore, inalberare cartelli e gridare slogan col megafono del tipo "Ammazziamo tutti i marocchini!" oppure "Bruciamoli vivi!" o ancora "Rimandiamoli a casa loro a calci nel sedere!" e simili piacevolezze.
La propensione al linciaggio è tipica delle persone tendenzialmente criminali le quali, prendendo a pretesto un fatto di sangue o di violenza sessuale che ha profondamente turbato l'opinione pubblica, accarezzano il sogno da sempre presente nei loro subcoscienti barbarici, di ammazzare un essere umano (il famoso "farsi-giustizia-da-se")
impiccarlo, bruciarlo vivo dopo averlo cosparso di benzina, come fanno non di rado bande di giovinastri con qualche povero barbone che si ripara dal freddo coprendosi di cartoni. La violenza interiore di personaggi del genere non ha niente da invidiare da quella di chi sequestra una bambina, la violenta e la strangola; semmai, essa è aggravata dal fatto che a muoverla è il movente ancora più selvaggio della libidine violentatrice: il razzismo xenofobo, l'odio per il diverso spesso se è povero e, probabilmente, la paura che si prova quando si arriva a misurare la profondità del pozzo di ferocia che è nascosto in molta gente.
Ancora più squallidi e pericolosi sono i mestatori che su questa ferocia belluina costruiscono gli argomenti utili alle loro fortune politiche. E' dalla pericolosità di personaggi del genere che le leggi della Repubblica Italiana dovrebbero difenderci per garantire la sicurezza dei cittadini e degli stranieri che vivono in Italia per guadagnarsi un pò di pane col sudore della fronte.

I Musulmani e le festività cristiane del Natale

I musulmani italiani e, più in generale i musulmani che vivono nei paesi a prevalente religione cattolica, compresa l'Italia, non possono che, avvicinandosi l'importante festività del 25 Dicembre, scelta come anniversario della nascita di Gesù possa realizzarsi l'augurio che, secondo la tradizione gli Angeli annunciarono con la scritta apparsa in Betlemme, in Palestina, sulla capanna in cui il Messia era nato: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e sia pace in terra fra tutti gli uomini di buona volontà". Ci auguriamo così in primo luogo che non riesplodano le demenziali polemiche provocate dalle decisioni di alcuni insegnanti e direttori didattici che negli anni scorsi non vollero adottare iniziativa di festa, dal presepe ai canti natalizi, da Babbo Natale all'albero, collegati alla motivazione pseudo cristiana di non voler offendere gli allievi musulmani e la sensibilità dei loro genitori: sono ben altre le iniziative che dovrebbero essere assunte in occasione del Natale cristiano per non offendere i seguaci dell'Islam: prima fra tutte quella di rispettare il diritto alla libertà di culto e di preghiera in decorosi locali che possano chiamarsi con il nome di moschee. Certamente i musulmani non possono raglietarsi del fatto che docenti pseudo cristiani, in nome di un malinteso rispetto verso i musulmani, invece di cantare i canti della tradizione cristiana o di allestire il presepio si mettano a far recitare in una scuola la favoletta di Cappuccetto Rosso, come è avvenuto lo scorso anno in una scuola della provincia di Treviso per la gioia di un bieco personaggio come l'ex Sindaco Gentilini o di altri sindaci leghisti come quello di Arzignano.
I cristiani festeggino l'anniversario di Gesù secondo le loro tradizioni così come i musulmani celebrano le festività della loro tradizione. Oltretutto, a differenza dei cristiani noi musulmani consideriamo con il più grande rispetto qualsiasi evento celebrato in onore di Gesù di Nazareth figlio di Maria: il Santo Profeta (Nabis), nato da donna vergine per volontà dell'Altissimo, annunciato alla Madre dall'Arcangelo Gavril e dotato da Dio del potere di compiere miracoli come guarire i lebbrosi, ridare la vista ai ciechi e resuscitare i morti. Abbiamo già ricordato come nel Corano siano dedicate a Gesù e a Maria tre delle sure più lunghe e come i nomi di Gesù e di Maria siano menzionati rispettivamente 183 e 85 volte. E i musulmani a differenza di molti cristiani o sedicenti tali, che non leggono il Santo Vangelo, il Corano lo leggono e spesso lo imparano a memoria.
Le festività natalizie potrebbero più proficuamente essere utilizzate, invece che per raccontare bugie come quella di cui si è reso responsabile un insegnante di religione, che ha spiegato come nei paesi di religione islamica è vietato ai cristiani di leggere la Bibbia e il Vangelo, per raccontare agli studenti italiani le radici più profonde della festività che si celebra il 25 Dicembre: non senza aver fatto riferimento alle parole che un grande filosofo europeo ha scritto a conclusione del suo trattato sulla tolleranza: "...E infine Dio di tutti i tempi, di tutti i mondi e di tutte le genti, fa che ogni giorno gli esseri umani, dal Siam alla California, in mille lingue diverse ricordino di ringraziarti per il grande dono che hai profuso dando loro la vita".
Insegnanti degli del nome di docenti dovrebbero cogliere ogni occasione per spiegare che gli esseri umani possono rivolgersi a Dio con parole diverse senza per questo diventare nemici e, anzi ricordando di essere fratelli. In occasione del Natale potrebbero spiegare come esso sia una festività multiculturale e multietnica, radicata nelle più antiche tradizioni europee, soprattutto nei paesi che hanno sempre praticato l'agricolture: documentandosi con un pò di sforzo potrebbero anche fornire qualche informazione in più, ricollegando le festività natalizie alle feste antichissime per il solstizio di inverno.

Secondo i Vangeli Gesù nacque in una stalla, dove i genitori, in viaggio da Nazareth a Betlemme si erano riparati durante la notte; era infatti in corso il censimento indetto dai romani e i capi famiglia erano tenuti a censirsi e cioè ad iscriversi nei ruoli delle imposte nel loro luogo di nascita. Giuseppe era appunto nato a Betlemme e il racconto rivela negli autori l'esigenza di adattare la vicenda della nascita di Gesù ai Profeti ebraici che avevano predetto che il Messia sarebbe nato a Betlemme da un uomo della stirpe di David. Giuseppe, pur essendo un valente artigiano falegname di Galilea, si riteneva discendente dal grande Re di Israele. Quanti danno completamente credito al racconto evangelico, dovrebbero ricordare che i romani erano si spietati dominatori, non privi tuttavia di eccezionale spirito organizzativi; e mai sarebbe loro venuto in mente di censire la gente in pieno inverno; ed infatti i censimenti si svolgevano nella primavera avanzata. Gesù sarebbe quindi nato tra la fine di Maggio e i primi di Giugno. Solo nel quarto secolo la Chiesa, divenuta la sola autorità religiosa dell'Impero, ne collocò la nascita il 25 Dicembre, e cioè in una data di poco successiva al solstizio di inverno. In numerosi paesi musulmani la nascita di Gesù è ancora oggi celebrata in primavera, in ottemperanza alle parole del Corano che, parlando della nascita di Gesù, dicono: "La tua nascita è un miracolo dell'Altissimo, ed essa verrà ricordata in tutti i tempi avvenire".
I motivi della scelta evangelica sono stati ricostruiti dalla ricerca di documentati studiosi:
A - Nella parte orientale dell'Impero il 25 Dicembre segnava la nascita del Dio Mithra la divinità solare della religione zoloastriana, diffusasi dalla Persia in tutto il mondo ellenistico e, più tardi grazie ai legionari che tornavano a casa, in tutta l'area Mediterranea, compresa Roma. Per la religione di Zoloastro, dopo il giorno più corto dell'anno, il Sole Invitto tornava a rinascere e a salire; in quel momento si celebravano i riti iniziatici con i quali, entrando nel mitreo (una grotta o una sala sotteranea) si riceveva la luce del dio. E così, per quanto singolare possa apparire, la nascita di un Dio fulcro del Natale, viene da una religione diversa dal cristianesimo. Del resto anche la formula con la quale iniziava la più antica messa cattolica in lingua latina era la stessa dell'iniziazione mitraica: "Introibo ad altarem Dei, ad Deum qui laetificat juventutem neam" ("Entrerò nell'altare di Dio, al Dio che rallieta la mia giovinezza"). Sacerdoti di Mithra erano anche i Magi, addirittura Santi nel Cristianesimo Ortodosso che, secondo la tradizione fecero visita al bambino appena nato guidati da una cometa e gli recarono doni rituali (epifania).
B - In occidente, e in Italia in particolare il 25 Dicembre era il giorno finale dei Saturnali, e cioè del ciclo di solenni celebrazioni e feste del Dio Saturno. Nei tempi più antichi Saturno era una divinità indigena degli agricoltori italici, che lo onoravano come protettore dei campi delle messi e del bestiame (il nome Saturno significa "seminatore" dal latino "satus uguale seminato") e lo immaginavano come un benefico vecchio generoso e bonario che assicurava la salute alle greggi, la fertilità dei campi e portava doni ai bambini. Questo vecchio benefico seguita ad essere presente anche nel mese di Dicembre: il San Nicola del meridione di Italia e della Grecia, vescovo nato in Medio Oriente e divenuto patriarca di Bari dopo che aveva miracolosamente resuscitato alcuni bambini è una specie di reincarnazione cristiana del Dio Saturno e dalla sua figura discende anche il Santa Klaus dei paesi di tradizione germanica; nel mese di Dicembre viene celebrato il vecchio barbuto Sant'Antonio Abate, cui è affidato il compito di benedire gli animali; ma Saturno rivive soprattutto in Babbo Natale. Una figura simile ricompare perfino tra gli indiani Pueblo del New Mexico.
C - Quando i romani furono plagiati dalla cultura greca, Saturno venne identificato con il Dio Kronos, il Re dell'Olimpo detronizzato dal figlio Zeus perchè aveva la brutta abitudine di mangiarsi i figli. Il vecchio Dio, condannato all'esilio si rifugiò in una terra di occidente, conosciuta con il nome di Italia, che infatti veniva chiamata in antico Saturnia Tellus (terra di Saturno), e siccome lui era un fuggiasco la regione dove prese dimora prese nome dalla parola latina "latus" cioè fuggiasco, e cioè nel Lazio.
Le feste in onore di Saturno/Kronos divennero un lungo ciclo di solennità che iniziavano il primo Novembre, giorno dedicato ad onorare le "larvae" cioè le ombre dei bambini morti prematuramente, simboleggiate dai chicchi di grano che venivano seminati nella terra proprio in quei giorni; e culminavano nella settimana a cavallo del solstizio invernale, quando spuntavano le fragili erbe che sarebbero diventate spighe. Durante i Saturnali si riteneva che il mondo di rovesciasse e che si tornasse all'età dell'oro, quando Saturno regnava su tutta la terra. In Roma e nelle città italiche si faceva di tutto. Gli angoli delle strade venivano illuminati di notte con le torce (luminarie), sulle porte delle case si mettevano ramoscelli di vischio e ghirlande di agrifoglio chiamate "stregnae"; la gente si scambiava doni, si radunava nelle piazze per grandi mangiate e bevute, ballava e cantava nelle piazze. Si festeggiava anche un simbolico ritorno all'età dell'oro, quando gli uomini erano eguali tra loro e non esistevano divieti; e infatti durante i Saturnali schiavi e padroni si comportavano da amiconi e, anzi i secondi servivano i primi e un servo veniva incoronato con un serto di alloro come signore della città. Il motto dei Saturnali era: "Una volta l'anno è giusto fare i matti"; e non si disgnevano licenze di ogni tipo compresa qualche orgia scatenata.
D - I Saturnali seguitarono ad essere celebrati anche quando la religione cristiana diventò religione ufficiale dell'impero romano e i culti pagani furono sanguinosamente repressi, mentre folle fanatiche, del tutto dimentiche della lezione di tolleranza e di amore per il prossimo del Profeta Gesù, distrussero migliaia di splendidi monumenti, templi, statue e capolavori d'arte che gli antichi consideravano le sette meraviglie del mondo. Per scardinare gli eccessi licenziosi dei Saturnali la chiesa di occidente colloco la nascita di Gesù al 25 Dicembre, mentre il periodo di festosa follia collettiva fu spostato più avanti e diventò il Carnevale. Il Natale assunse la veste completamente cristiana che conosciamo; e l'atmosfera suggestiva e commovente cara ai cristiani, grazie alla poetica fantasia di Francesco d'Assisi che inventò il presepio nella chiesa edificata a Greppio fra le colline umbre. Il Natale è perciò una tipica festa di identità italiana prima che religiosa etnica, perchè riassume in sè elementi che vengono dalla nostra eredita ancestrale che sono tanti oltre al cristianesimo e affondano nel diritto romano, nella filosofia greca e nella mitologia pagana degli antichi: si pensi alla popolarità ancora attuale di Ercole/Eracle e quante ninfe, satiri, apolli, dionisi e bacchi popolano le nostre arti figurative; e basta soffermarci sull'emozione che proviamo leggendo l'Iliade, l'Odissea e le tragedie greche. Tutto si è fuso in barba a quelli che volevano fare piazza pulita di tutto il nostro passato, come cercarono di fare, a "Reconquista" ultimata, i fanatici inquisitori spagnoli che, per cancellare la cultura araba Al-Andalus, pretendevano di distruggere la moschea di Cordoba, l'Alcazar di Toledo e all'Alhambra di Granada.
Completiamo il quadro. I popoli nordici di tradizione celtica e germanica hanno consegnato al Natale l'albero sempre verde delle foreste di abeti sotto le quali si riunivano a pregare e a celebrare le loro feste. Popoli del nord Europa e del Mediterraneo erano uniti  fin dai tempi più remoti dal suono dello strumento dei pastori: la cornamusa/zampogna, che ancora oggi echeggia nelle nostre città durante le feste natalizie, discesa dalle montagne della mia terra di origine. Perchè, care maestre che avete paura della suscettibilità inesistente dei musulmani e cari insegnanti di religione che non esitate a far svolgere ai vostri allievi temi sulla ferocia del padre pakistano che ha decapitato la figlia, non raccontate ai bambini islamici tutto quanto vi ho fin qui ricordato? Se fossi stato tra di voi, da musulmano avrei portato a scuola i canti natalizi che in un lontano 1974 registrai nella cattedrale di Remmes in Bretagna: gli esegue un magnifico coro, accompagnato dalle cornamuse. Nell'ascoltarlo la prima volta mi tornarono alla mente le parole di un poeta italiano dell'ottocento, Giuseppe Giusti, autore della bella poesia dal titolo "Sant'Ambrogio" e dedicate al coro di soldati croati che a quei tempi fungevano da truppe di occupazione dell'impero austro-ungarico: "...Sentivo in cuore la dolcezza amara dei canti uditi da fanciullo..."

sabato 4 dicembre 2010

LA PAURA DEI "MUSULMANI"


I contenuti dell'articolo che qui riportiamo possono fornire la più autentica chiave di lettura per capire i veri motivi della paura che incutono in Italia i musulmani, mentre le stesse paure non le incutono i cinesi, gli indù, i buddisti, etc etc. L'Islam è la religione che maggiormente si diffonde nel mondo e l'Italia nonostante le vergognose limitazioni poste alla libertà religiosa e di culto frapposte contro i musulmani, non fa eccezione alla regola. Naturalmente questa paura viene mascherata da motivazioni causi sempre pretestuose: il fondamentalismo, l'estremismo, il terrorismo, l'odio contro la civiltà occidentale e chi più ne ha più ne metta. La menzogna anti-islamica è il sistema usuale con cui la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica si confronta con l'Islam: persino l'articolo che precede, che pure è essenzialmente benevolo, non manca di sparare la sua bugiola e cioè che la maggior parte dei musulmani italiani residenti nel nord Italia apparterrebbero alla corrente estremistica dei Salafiti (e cioè dei responsabili della guerra civile che ha sconvolto nella più totale indifferenza degli europei il popolo algerino provocando centinaia di migliaia di morti). Poichè come "convertito" all'Islam nato e cresciuto in Italia posso affermare di conoscere abbastanza bene un discreto numero di musulmani residenti, posso garantire che non mi è mai capitato di incontrare o di discutere con un salafita; i miei fratelli di fede sono perlopiù sunniti, e cioè fedeli al più ortodosso dei messaggi contenuto nel Corano e negli Hadith del Profeta. Il motivo principale del numero sempre più alto di conversioni all'Islam è il bisogno naturale di credere in Dio, nella sua giustizia, nella sua benevolenza e nella sua misericordia. In una società in cui prevalgono l'avidità, l'egoismo, la mancanza di ideali, il materialismo più volgare, la mancanza di una fede che illumini l'esistenza e la renda degna di essere vissuta, la disperazione del tragico quotidiano, l'insicurezza di fronte ad un'avvenire, il bisogno di spiritualità sono tutte molle che inducono ad avvicinarsi al Creatore.
In una realtà nella quale il saluto è diventato una rarità, gli atti di generosità disinteressata sempre più rari, la capacità di comportarsi con atti di gentilezza spontanei e semplici nei confronti dei propri simili ti spingono al desiderio di conoscere quali sono i motivi per cui persone lontane dal loro paese, spesso dalla loro famiglia, con problemi di lavoro, di casa, di permesso di soggiorno, quotidianamente umiliate dagli innumerevoli gesti di discriminazione e di disprezzo mantengano tuttavia la loro gentilezza e la loro capacità di sorridere: e quando scopri che la ragione ultima di tutto ciò è la loro profonda fede religiosa e la loro fede in Dio allora capisci quello che l'Occidente e l'Italia hanno perduto. Se poi ti capita come a quel giovane napoletano di leggere il Corano e di scoprire quale amore circonda i profeti del Vecchio Testamento e la figura di Gesù e di Maria ti interroghi su quante menzogne c'hanno raccontato esaltando le Crociate, la lotta contro gli infedeli, la demonizzazione dei saraceni e dei turchi; e quante nefandezze commesse contro di loro sono state invece accuratamente nascoste: dai massacri italiani in Libia (centomila morti). a quelli francesi in Algeria (un milione di morti),  a quelli sionisti in Palestina (mezzo milione di morti e quattro milioni di profughi), a quelli inglesi in India e in Pakistan, a quelli russi e americani in Afghanistan (un milione di morti) per finire al milione di morti iracheni nelle due guerre del golfo scatenate dai due Bush.
Si parla sempre della frontiera di sangue che ha diviso nei secoli il mondo cristiano da quello islamico (si pensi ai deliri isterici degli ultimi libri di Oriana Fallaci) ma si omette di spiegare che se la frontiera di sangue vi è stata essa è cominciata con quelle vere e proprie guerre di aggressione che in Europa si conoscono con il nome di crociate per liberare il Santo Sepolcro: che non aveva nessun bisogno di essere liberato dato che il Califfo musulmano di Baghdad aveva disposto che il sultano che governava la Palestina approntasse un corpo specializzato di cavalieri per difendere i pellegrini cristiani in terra santa dagli attacchi dei predoni non raramente cristiani, è proseguita con la distruzione di Baghdad da parte dei Mongoli guidati dal figlio di Gengis Kahn convertito al cristianesimo fino alla vergogna del colonialismo "civilizzatore" imposto a popoli portatori di antichissime civiltà (l'Egitto, la Mesopotamia, l'Anatolia, fino agli Arabi civilizzatori di un'Europa imbarbarita e che ci hanno restituito la filosifia greca, la geometria euclidea, l'astronomia, la matematica, la medicina, l'arte del commercio internazionale, l'idraulica, la chimica, l'agricoltura intensiva) lasciando segni incancellabili nelle architetture di Sicilia e di Spagna e dando vita a entità statuali più civili della storia umana (dal regno arabo-normanno di Sicilia al califfato di Cordova, dall'impero Mogul che unificava l'India, alla grande civiltà persiana del XVII secolo, fino agli splendori e alla tolleranza dell'impero ottomano dove Solimano il magnifico adottò come diritto privato il Codex di Giustiniano e cioè il diritto romano). Per molto tempo in Europa ci si è scelti come capi anche dei movimenti di liberazione e di lotta feroci dittatori e grigi burocrati che si vantavano di costruire una società di giustizia e di fratellanza. Poi sappiamo come è finita. Non deve stupire se oggi chi ancora crede in quelli ideali di libertà, di eguaglianza e di giustizia decida di scegliersi come capo l'unico Dio, di Abramo, di Mosè, di Gesù e di Mohammed: un semplice carovaniere analfabeta che ricevette dall'Altissimo l'incommensurabile dono del Corano e affidò poco prima di morire il suo ultimo messaggio ai fedeli compagni che ne piangevano la morte vicina: non dovete piangere, io sono solo un uomo e in quanto tale sono mortale. Ma questo non deve rattristarti: il fatto che io muoia significa che solo Dio è immortale. E ricordate queste mie ultime esortazioni: non tagliate gli alberi, non uccidete senza motivo gli animal, se un uomo vicino a te trema per il freddo dagli il tuo mantello. E che la pace sia con voi. 

Ci vuole tanto a capire perchè sempre più italiani si convertono all'Islam?

venerdì 3 dicembre 2010

JIHAD: LA GUERRA PER LA CAUSA DI DIO

La vicenda che abbiamo appena riportato pubblicando l'articolo del Giornale di Vicenza è solo uno degli innumerevoli casi in cui nei confronti di persone di religione islamica si consuma con grande disinvoltura una sconcertante ingiustizia. Il fatto che vicende simili si moltiplichino non solo e non tanto prendendo a spunto i fatti dell'11 Settembre 2001, quanto invece un asserito fondamentalismo religioso dei musulmani che    inevitabilmente, sfocia in azioni violente e sanguinose di vera e propria guerra nei confronti del cosiddetto "occidente" , sta a dimostrare che lo stesso occidente, che ha imposto i suoi "valori" con la violenza e con le guerre su gran parte del mondo, ha bisogno per giustificarsi di inventarsi di volta in volta dei "nemici globali".
Entrato in crisi irreversibile il comunismo di marca sovietica il nemico di turno è diventato l'Islam; e a questo    
fine di demonizzazione nessun concetto, adeguatamente deformato è stato il termine "Jihad", quasi sempre        tradotto con le parole "Guerra Santa.
Trattasi di una consapevole falsificazione terminologica, che ha raggiunto il massimo livello in quegli autori occidentali che hanno finito col trasformare la jihad in un "pilastro" aggiunto (il sesto) a quelli che sono noti come i 5 pilastri della fede. Il modo migliore per respingere questa mistificazione consiste nel citare integralmente la seconda sura del Corano e in particolare la parte che nelle traduzioni italiane reca il titolo "guerra contro gli infedeli" :

"Per la causa di Dio fate guerra a coloro che vi fanno guerra ma non siate aggressori: Dio non ama gli aggressori. Uccideteli dovunque gli incontriate e cacciateli da dove vi hanno cacciato: la sovversione (fitna) è peggio dell'uccisione. Non date loro combattimento presso la Mosche Sacra, affinché non siano essi a darvi  la combattimento, ma se vi attaccano uccideteli: questa è la punizione dei miscredenti. Se però cessano l'aggressione, allora Dio è Perdonatore e Misericordioso. Combatteteli dunque finché non vi sia più sovversione e il culto sia riservato a Dio. Se la smettono, non vi sia ostilità che contro gli iniqui. Mese sacro contro mese sacro: anche alle cose sacre si applica la legge del taglione. Chi vi aggredisce, aggreditelo tal quale come vi ha aggredito, e tenete Dio, coscienti che Dio è con coloro che lo temono..."
"...Vi è stato prescritto il combattere. E' per voi una cosa ingrata. Ma ciò che non gradite potrebbe essere per voi un bene, e ciò che gradite un male. Il Dio sa, mentre voi non sapete. Ti interrogano intorno al mese sacro; intorno al combattere durante esso. Rispondi: "Il combattere in esso è grave ma allontanare la gente dalla via di Dio, negare Dio, sbarrare l'accesso alla Sacra Moschea ed espellerne la sua gente è al cospetto di Dio più grave ancora; e la sovversione è più grave dell'uccisione..."
"...Dio difende i credenti. Dio non ama i traditori ingrati. Coloro che combattono perchè è stato fatto loro torto, vi sono autorizzati, e Dio è ben capace di sostenerli. Coloro che sono stati costretti ad uscire dal loro paese senza alcun diritto, ma solo perchè dicono che il nostro Signore è Dio sono autorizzati a combattere. 
Dai testi che abbiamo riportato si comprende benissimo che nell'Islam la sola guerra giusta che può essere legittimata da Dio è la guerra difensiva di chi, aggredito combatte per respingere gli aggressori; o da chi attaccato nella sua fede in Dio respinge i miscredenti. In ultima analisi la cosiddetta guerra santa tanto frequentemente evocata col nome di jihad  fra gli occidentali è la guerra che i musulmani sono costretti a combattere per difendere la loro terra e la loro fede religiosa. Questa "guerra" è la sola a cui si può attribuire il termine di jihad, che è "lotta per la causa di Dio".
Le prescrizioni coraniche più importanti sulla Jihad ora descritta sono ampliate e precisate nella Sura IX: esse valgono in particolare contro i miscredenti e cioè contro coloro che non credono in Dio (non credenti o kafir).
"Dichiarazione di rottura di Dio e del suo inviato ai Politeisti con i quali avete stipulato un patto. Circolate per il paese ancora per 4 mesi, e sappiate che non prevarrete su Dio e che Iddio umilierà gli infedeli. Proclamazione di Dio e del suo inviato nel più gran giorno del pellegrinaggio: "Iddio rompe la tregua con i politeisti e così il suo inviato. Pertanto, oh politeisti, sarà meglio per voi che vi convertiate. Se, invece, vi rifiutate sappiate che non prevarrete su Dio... Però con i politeisti con i quali avete stipulato un patto al quale essi non siano venuti meno in alcun punto e che non abbiano prestato aiuto ad alcuno contro di voi, mantenete intatto fino alla sua scadenza, perchè Dio ama i timorati. Non appena trascorsi i mesi sacri, uccidete i politeisti dovunque vi troviate, prendeteli prigionieri, assediateli e tendete a loro ogni sorta di imboscata. Se si convertono, e seguono la preghiera, e corrispondono l'obolo (Zakah), lasciateli in pace, perchè Dio è perdonatore e misericordioso. Se qualche infedele ti chiede asilo, accordaglielo, affinchè possa udire la parola di Dio; poi fallo ricondurre in luogo dove sia al sicuro..."
"Farete guerra a gente che ha infranto i propri giuramenti e ha meditato di cacciare via l'Inviato di Dio, e a coloro che aprirono l'ostilità per primi. Non dovete temerli ma dovete temere piuttosto Dio se siete credenti. Combatteteli, e che Dio li punisca e confonda per mano vostra e vi faccia trionfare su di essi, alleviando i petti dei credenti e bandendo l'indignazione dai loro cuori. Credete forse che sarete abbandonati e che iddio non conosca ancora quelli di voi che hanno combattuto la guerra santa e non hanno preso per amico alcun altro al di fuori di lui, del suo inviato e dei credenti? Iddio è ben informato su quel che fate".
"Combattete coloro che non credono in Dio, non dichiarano illeccito quello che hanno dichiarato illecito Iddio e il suo Inviato e non professano la religione vera... I giudei dicono "Ezdra è figlio di Dio". E i cristiani dicono "Il Messia è figlio di Dio". Questo è quello che dicono con le loro bocche limitando i detti di coloro che furono miscredenti. Che Iddio gli combatta per quanto aberrano. Essi hanno preso i rabbini e i monaci come loro signori al di fuori di Dio e così Gesù figlio di Maria è preso come loro signore, mentre è stato comandato soltanto di adorare un unico Dio fuori del quale non vi è altro Dio. Gloria a lui! Egli è ben al di sopra di ciò che gli associano. Vogliono spegnere con le loro bocche la luce di Dio. Ma Dio vuole che la sua luce resti piena, anche se i miscredenti se ne dispiacciono. E' lui che ha mandato il suo Inviato con la buona direzione e la vera religione per farla trionfare a dispetto degli Associatori, su ogni altra religione. O voi che credete! Molti rabbini e monaci si mangiano i beni della gente in maniera fraudolenta e allantanano dalla via di Dio".
Su questo testo coranico è stata costruita soprattutto dai primi califfi, che si mossero dopo la morte del profeta alla conquista del mondo conosciuto, la distinzione tra "terra dell'Islam" e "terra della guerra" ("Dar Al-Islam" e "Dar Al-Harb"). Mentre la terra dell'Islam comprende i paesi islamici, la terra della guerra designa tutti i paesi restanti che sono quindi potenziali teatri di guerra fino al momento in cui anch'essi non entreranno a far parte del regno dell'Islam. In conformità a tale principio l'obbligo della Jihad dovrebbe continuare a sussistere fino alla sottomissione del mondo intero alla legge musulmana e agli ordinamento politico religiosi dell'unico Dio. 
Va tuttavia chiarito che l'obbligo esposto riguarda la comunità musulmana nella sua interezza, non appena essa sia in grado di intraprendere vittoriosamente la Jihad ma non è vincolante per i singoli musulmani.
La durata di eventuali tregue tra due guerre sante non dovrebbe superare i dieci anni; ma gli anni dedicati ai preparativi bellici sono considerati anni di guerra. Quest'ultima deve essere guidata o controllata da un sovrano musulmano o da un Imam. Nella pratica storica, tuttavia, la durezza dei precetti coranici non è stata mai praticata. Seguendo indicazioni operative contenute negli Habith del Profeta i comportamenti bellici dei musulmani anche nella fase delle prime conquiste sono stati assai poco cruenti: 

1 - Gli eserciti musulmani devono combattere le loro battaglie in campo aperto e, comunque, fuori dalle città e lontano dai luoghi sacri; ciò per non correre il rischio di uccidere vecchi, donne e bambini, perchè "chi uccide un innocente uccide il mondo intero";

2 - Se vengono fatti dei prigionieri non è lecito ridurli in schiavitù. Lo stesso Mohammed ammonì il suo luogotenente più fedele Abù Bakr di non fare schiavi i nemici catturati: "Dio gli ha creati uomini liberi e non è lecito a nessun credente trasformarli in schiavi". Verso i nemici prigionieri vanno seguite regole di pietà: se sono feriti, vanno curati e se hanno fame e sete si divida con loro il cibo e l'acqua; 

3 - I comportamenti bellici più duri prescritti ai credenti vanno applicati contro i miscredenti e cioè contro i politeisti o contro coloro che non credono in Dio; ma sempre viene raccomandato di usare atti di misericordia perchè Dio è misericordioso e clemente;

4 - Non è da considerare guerra sante (Jihad) quella che si combatte contro la Gente del Libro, e cioè contro i giudei, contro i cristiani e contro gli zoroastriani perchè anche ad essi Dio ha inviato profeti con libri sacri e, quindi, ha insegnato la fede in lui. Alle genti del libro la clemenza dei musulmani vincitori impone di considerare le genti del libro sottoposte al regime della "Dhimma". Ebrei e cristiani possono vivere liberamente all'interno della Umma o comunità dei fedeli, conservando i loro beni e restando liberi di praticare i loro culti, a condizione che rivolgano preghiere all'unico Dio. Le sole limitazioni che gravano sui Dhinni sono il pagamento di una tassa, equivalente all'obolo per i poveri cui sono soggetti i musulmani, e di una tassa aggiuntiva per la protezione che ricevono;

5 - Va ricordato infine che la conquista in pochi decenni di un territorio esteso dai confini della Persia fino all'oceano atlantico è avvenuta senza grandi battaglie. In genere i condottieri musulmani, quando si avvicinavano ad una città non conquistata, inviavano ai governanti di essa una copia del Corano e davano trenta giorni di tempo per decidere se abbracciare l'Islam. I territori interessati da questo singolare tipo di strategia accoglievano in genere gli Arabi come liberatori che scacciavano l'autoritario e dispotico sistema di governo dei bizantini famoso per l'esosità del loro sistema fiscale e per le loro persecuzioni sanguinose e crudeli contro i presunti "eretici": e tali erano tutti i cristiani che osavano mettere in discussione anche uno solo dei dogmi elencati nel Credo del Concilio di Nicea (Ariani, Monofisiti, Antitrinitari, Nestoriani, Ebrei, Giudeo-Cristiani, etc). Ai quali paradossalmente, i musulmani, riconoscevano piena libertà religiosa in quanto seguaci di un grande profeta come Gesù.

ALLAH (SIA LODATO IL SUO NOME!)

Il Corano parte dal presupposto che la gente della Mecca già conosceva Dio ma era diventata insensibile, stolta e infedele. Lo stesso Corano non cerca di dimostrare l'esistenza di Dio, giacché questa è evidente e già nota come verità innata: "Abbiamo dato ad essi la verità, ma essi sono dei mentitori" (Cor. XXIII, 90).
Nel Corano Dio ha molti nomi detti "i nomi più belli". Di questi tre sono usati con funzione di sostantivo: Rabb, Allah e Al-Rahman che si presentano come nomi propri di Dio. Il nome Allah, contiene in se l'articolo e dunque significa "Il Dio" per antonomasia (Al-Ilah). Muhammad universalizza e rende trascendente questa idea del Dio supremo e la riconduce al monoteismo originario. Allah è il nome proprio di Dio, nel senso che si applica solo a lui e non ad altri. 
Dio è chiamato Signore (Rabb) in connessione con un pronome possessivo e un nome: l'espressione "Rabbuka" significa il tuo Signore. 
Nella sura XCVI Dio è Creatore Onnipotente (Khaliq) che crea ciò che vuole con la sua parola creatrice "Kun" uguale "Sii". Egli è inoltre il Generosissimo (Akram) che insegna all'uomo il Corano. Pure incutendo timore questo Dio Onnipotente, o Signore dei Mondi è benevolo con l'uomo: egli è il Perdonatore (Ghafur), il Buono (Barr) e Misericordioso (Rahim), che ama gli uomini (Wadud). In quanto Creatore è sovrano dell'universo e giudice supremo della creazione, l'Altissimo; ma soprattutto è il Dio uno e unico: "Allah è unico, Allah è l'assoluto, non ha generato e non è stato generato e nessuno è eguale a Lui" (Cor. CXII, 1/4).
Si impone in un secondo momento il nome Al-Rahman tradotto in diversi modi: Clemente, Benefattore, il molto Misericordioso. Nel Corano, diversamente da altri nomi divini, Al-Rahman è sempre usato con l'articolo e sottolinea la misericordia del Dio unico. Tutto ciò che si dice di Al-Rahman si predica anche di Allah.
Si da forza e si precisa così il monoteismo che viene chiaramente proclamato: "In verità io sono Allah: non c'è Dio all'infuori di me". Dio è l'Unico, Trascendente, Creatore, Onnipotente, che tornerà nell'Ora del Giudizio come Giudice di tutto il Creato e che determina ogni cosa con la sua Volontà (In Sha'a Llah cioè "se Dio vuole"). Dio ha creato in particolare l'uomo e ha stabilito il suo destino (Cor.LXXX, 18/19) anche se misteriosamente l'uomo resta libero: "La verità proviene dal vostro Signore: creda chi vuole e chi vuole neghi". Nel testo coranico Allah, in quanto Unico e Trascendente, non ha eguali "Niente è simile a Lui". Soprattutto è il Potente, il Dominatore supremo che dirige tutto con la sua volontà, predestina al bene e al male, al paradiso e all'inferno; Egli è Paziente e Misericordioso verso i credenti, ma Castigatore senza pietà verso gli infedeli.
Il Corano ribadisce ancora che come Signore supremo non tollera altri signori accanto a se: "Hanno preso i loro rabbini, i loro monaci e Gesù figlio di Maria come signori all'infuori di Allah, quando non era stato loro ordinato di adorare il Dio Unico" (Cor. II, 255)..."Allah testimonia, e con Lui gli Angeli e i sapienti, che non c'è Dio all'infuori di Lui, il Vivente, l'Assoluto. Non lo prendono mai ne sopore ne sonno. A lui appartiene tutto quel che è nei cieli e che è sulla terra. Nessuno può intercedere presso di Lui senza il suo permesso. Egli conosce quel che è davanti a loro e quel che è dietro di loro e della sua scienza essi apprendono solo ciò che egli vuole. Il suo trono è più vasto dei cieli e della terra e custodirli non gli costa alcuno sforzo. Egli è l'Altissimo, l'Immenso" (Cor. IV, 48). 
Nello stesso tempo Dio è vicino a chi lo prega, ama coloro che lo amano, ma castiga i ribelli, predestina tutto ancora prima di crearlo: "Non sopravviene sventura ne alla terra ne a voi stessi che non sia già scritto in un libro prima ancora che noi la produciamo" (Cor. LVII, 22).
Il Corano, dunque non intende dimostrare l'esistenza di Dio che non può essere messa in questione dagli uomini. Dio è assolutamente esistente ed evidente, sussistente ed eterno. Viene tuttavia sviluppata nel Corano una Teologia della Creazione come segno non tanto dell'esistenza tanto dell'unicità di Dio, per coloro che seguono la retta ragione, e sono disposti a credere. Guardando le creature che nascono e periscono, Dio appare come l'unico esistente e sussistente: "Tutto quel che è sulla terra è destinato a perire; rimarrà solo il volto del tuo Signore, pieno di maestà e di magnificenza.

mercoledì 1 dicembre 2010

LA STUPIDA CRUDELTA' DEI LEGHISTI (coniugata con stupidità e ignoranza)

Nel suo libro recentemente pubblicato Papa Benedetto XVI ha scritto che i residenti in Italia di religione islamica   hanno tutto il diritto di praticare i loro culti e di pregare in moschee dignitose (che non si debbano nascondere dietro l'etichetta di "circolo o centro culturale"). Per il Papa, in sostanza, per i musulmani avere moschee in cui pregare rientra nella categoria dei diritti umani inalienabili: circostanza, questa, ampiamente prevista dall'articolo 19 della Costituzione italiana.
Chi, come me, partecipa alle preghiere collettive del venerdì e conosce ormai parecchie centinaia di fratelli di fede sa che i musulmani residenti nel nostro paese, da qualsiasi parte del mondo provengano sono per lo più modesti lavoratori, oppressi da una serie interminabile di problemi quotidiani: il permesso di soggiorno che scade, il lavoro precario, la difficoltà di pagare affitti di case e bollette varie, la lontananza della famiglia, le umiliazioni quotidiane che debbono sorbirsi da parte di una popolazione che non brilla certo per spirito di ospitalità e accettazione di chi è diverso per lingua, colore di pelle, origine e religione. In breve l'esistenza dei miei confratelli è un'esistenza triste e dura: il solo momento di autentica felicità, di sollievo dalle pene quotidiane e di calore umano coincide con la breve ora nella quale ascoltano il sermone dell'iman e recitano le preghiere accogliendo l'invocazione del muezzin e prosternandosi fino a toccare la terra con la fronte; è allora che, come credenti, sentono la mano di Dio sul loro capo. Voler privare questa gente di una gioia siffatta che, tra l'altro è anche uno dei pilastri della religione islamica, dimostra in chi cerca di frapporre ostacoli all'esercizio del diritto di preghiera una insensibilità così totale da far pensare che se ve ne fosse la possibilità si riaprirebbero quei campi tipici del terzo Reich germanico, recanti la scritta: "Arbeit Macht Frei" (il lavoro rende liberi). Solo che invece degli ebrei ci si metterebbero i musulmani.
Un fulgido esempio di questa ottusa ferocia, xenofoba, intollerante e incolta è il recente regolamento adottato dal consiglio comunale del Comune di Arzignano recante il titolo: "ART.63 BIS: CIRCOLI PRIVATI, SALE CONFERENZE E CONVEGNI E CENTRI CULTURALI".
Articolo 1: Campo di Applicazione. Le presenti disposizioni concernono gli immobili ove insediare luoghi di ritrovo quali circoli privati, sale conferenze e centri culturali, il cui affollamento sia superiore alle 60 persone. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente regolamento gli immobili di proprietà in uso allo Stato, alla Regione, alla Provincia, al Comune, all' Ulss; inoltre sono esclusi gli immobili vincolati ai sensi del D.Lgs.42/2004 (si tratta di edifici destinati ai culti di religione cattolica).
Articolo 2: Affollamento massimo. L'affollamento massimo è calcolato da parte del personale dell'ufficio tecnico comunale in base alle superfici utili o effettivamente oggetto di utilizzo. Nei locali utili esclusi gli accessori quali servizi igenici, corridoi, ripostigli, disimpegni, dovrà essere garantita una densità massima di affollamento di 0,7 persone al mq. E' obbligatorio esporre in zona ben visibile dell'affollamento massimo consentito. Se viene superato tale limite, si applicano le sanzioni amministrative di cui all'Art 7 Bis del D.Lgs.267/2000 e la sospensione temporanea dell'attività per una durata di 90 giorni. Qualora per particolari esigenze di ordine tecnico e funzionale l'affollamento previsto fosse diverso a quello determinato dall'ufficio tecnico, potrà essere avanzata motivata richiesta di revoca alla giunta comunale.
Articolo 3: Prevenzione incendi. I locali cui sopra, allo scopo di garantire un'adeguata protezione incendi e allo scopo di raggiungere i primari obbiettivi di sicurezza relativi alla salvaguardia delle persone e dei beni sono assimilabili ai locali di cui all'Art.1 D.M 19 Agosto 1996.
Articolo 4: Sorvegliabilità dei locali. I locali oggetto del seguente provvedimento devono avere caratteristiche costruttive tali da non impedire la sorvegliabilità delle vie d'accesso o di uscita. Gli ingressi devono consentire l'accesso diretto dalla strada, piazza o altro luogo pubblico e non possono essere utilizzati anche per l'accesso per abitazioni private. In caso di locali parzialmente interrati gli accessi devono essere integralmente visibili dalla strada, piazza o altro luogo pubblico. Nel caso di locali ubicati a un livello o piano superiore a quello della strada, piazza o altro luogo pubblico di accesso, la visibilità esterna deve essere specificatamente verificata dalla autorità di pubblica sicurezza che può prescrivere, l'apposizione di idonei sistemi di illuminazione e di segnalazione degli accessi e la chiusura di ulteriori vie di accesso o d'uscita. Nessun impedimento deve essere frapposto all'ingresso o uscita dei locali durante l'orario di apertura e gli accessi devono essere realizzati in modo da consentire sempre l'apertura anche dall'esterno. Le suddivisioni interne del locale, ad esclusione dei servizi igenici e dei vani non aperti al pubblico o ai fruitori, non possono essere chiuse da porte o grate munite di serratura o da altri sistemi di chiusura che non consentano un immediato accesso. Eventuali locali interni non aperti ai fruitori o al pubblico devono essere precisati nel progetto allegata alla richiesta di insediamento dell'attività. In ogni caso deve essere assicurata mediante targhe o altre indicazioni anche luminose l'identificabilità degli accessi ai vani interni nell'esercizio e le vie d'uscite dal medesimo.
Articolo 5: Requisiti Tecnici dei locali.
A - Abitabilità-agibilità dei locali
B - L'altezza utile interna di tutti i locali deve essere almeno m 3.00
C - La superficie finestrata apribile di ogni singolo locale, escluse porte e portoni, deve corrispondere ad almeno 1/8 della superficie di calpestio per locali di superficie in pianta fino a 50 mq; ad almeno 1/10 della superficie di calpestio per la parte eccedente.
D - Devono essere ricavati servizi igenici a servizio dei fruitori distinti da sesso con almeno 2 wc anti-wc con lavabo cadauno, oltre ad un servizio attrezzato per persone diversamente abili. La superificie utile dei servizi igenici non può essere inferiore di 15 mq, e allo 0.3 % della superficie dei locali. Ogni locale wc deve essere completamente separato dagli altri e dall'anti-wc e deve avere una superficie utile in pianta di almeno mq 1,5 con lato minimo di almeno m1; le porte di accesso ai servizi igenici devono essere apribili verso l'esterno e devono essere dotate di serratura di emergenza azionabile dall'esterno e indicatore di presenza e, nei casi di ventilazione artificiale, di griglia o fessura nella porzione inferiore alta almeno cm 5. In ciascun vano wc deve essere presente una finestra apribile di superficie almeno 0.40 mq. E' ammessa la ventilazione artificiale, purchè l'antibagno sia munito di finestra apribile comunicante con l'esterno o quanto meno di una presa d'aria comunicante con l'esterno, anche tramite condotta. La ventilazione artificiale deve assicurare almeno 5 ricambi ora se continua e 10 se temporizzata con durata tale da garantire un ricambio completo ad ogni utilizzo.
E - I locali aperti all'uso dei fruitori devono essere opportunamente dotati di impianto di riscaldamento e ottenere il certificato di conformità degli impianti con il relativo attestato di qualificazione energetica.
F - Deve essere garantito il requisito di accessibilità di tutti i locali da parte delle persone diversamente abili, secondo quanto previsto dalla legge 13/89, dal D.M. e successive modifiche ed integrazioni.
Articolo 6 - Aree a Parcheggio. La dotazione minima di parcheggio effettivo, con esclusione della viabilità di accesso e di manovra, con accesso diretto dalla pubblica via, da identificare nell'area di pertinenza del fabbricato in cui viene svolta l'attività o il servizio deve essere:
A - Per le strutture in zona territoriale omogenea a carattere residenziale, non inferiore a 0,80 mq della superficie di calpestio complessiva dei locali (compresi locali accessori e di servizio);
B - Per le strutture in zona territoriale omogenea a carattere produttivo non inferiore a 1 mq*mq della superficie di calpestio dei locali (compresi locali accessori e di servizio).
Articolo 7 - Impatto Acustico: ove stabilito dal piano di zonizzazione acustica comunale, è obbligatoria la presentazione della documentazione di previsione di impatto acustico atta a dimostrare il rispetto dei limiti di legge. All'interno dei locali non devono essere superati i limiti massimi di esposizione al rumore fissati dal D.Lgs. N. 277/91 per i laboratori. In ogni caso le persone presenti continuativamente all'interno delle strutture non potranno essere sottoposte a un livello sonoro superiore a 90 dB . Per gli edifici in parola debbono essere rispettati i valori minimi di indice di potere fono isolante fissati dal DTCM 05/12/1977. Ai fini dell'utilizzo dell'immobile dovrà essere prodotto il certificato di collaudo acustico.
Articolo 8 - Disposizioni per i locali esistenti. I locali esistenti già destinati a circoli privati, sale conferenze o convegni e centri culturali alla data di entrata in vigore della presente modifica al regolamento edilizio devono essere adeguati alle disposizioni sopra richiamate entro un termine massimo di 12 mesi ad esclusione dei commi riguardanti la sorvegliabilità esterna, le altezze dei locali, l'attestato di qualificazione energetica e le aree a parcheggio. I requisiti sopra descritti devono essere garantiti da tutti gli immobili destinati ad attività di circoli privati, sale conferenze o convegni e centri culturali non ancora insediati, compresi i provvedimenti in corso. Qualora in un termine massimo di 12 mesi non si fosse provveduto all'addeguamento degli immobili si provvederà alla sospensione temporanea di qualunque attività all'interno dei locali.
Articolo 9 - Sanzioni. Ferme restando le sanzioni specifiche previste dalle normative di riferimento per le singole fattispecie, per ogni violazione delle disposizioni di cui sopra si applicano le sanzioni di cui all'Articolo 7 BIS del D.Lgs. 277/2000.

E' estremamente difficile dar conto del guazzabuglio giuridico che agita lo pseudo regolamento che viene contrabbandato come un integrazione del vigente regolamento edilizio (Art.63 Bis), avente ad oggetto gli immobili in cui insediare luoghi di ritrovo, il cui affollamento sia superiore alle 60 persone ed individuati genericamente in circoli privati, sale conferenza, sale convegno e centri culturali di proprietà privata o, comunque facenti capo a soggetti, gestori o fruitori diversi dagli enti pubblici. Dovremmo così procedere per punti che costituiranno i contenuti del ricorso che presenteremo nei prossimi giorni alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo con sede a Strasburgo:
1 - Non è chiaro nella formulazione dell'articolo 1 se si parla di immobili in cui si insedieranno gli elencati luoghi di ritrovo. Il verbo usato, "insediare" lascerebbe intendere che il regolamento dovrebbe valere per il futuro ed essere quindi privo di efficacia retroattiva. Questa, del resto sarebbe abbastanza problematico immaginare per i mobili che, essendo sedi di entità già esistenti, hanno ottenuto l'agibilità già in passato. Solo negli ultimi articoli si precisa che il regolamento è retroattivo, e cioè vale per il passato anche se ai gestori in atto viene concessa una sorta di salvaguardia temporale di un anno;
2 - Non si precisano i destinatari del regolamento in questione; ma data la natura degli immobili a cui si applica si deve intendere che essi sono le associazioni, fornite o meno di personalità giuridica, che svolgano attività culturali, divulgative, sociali, ludiche, o , magari di culto religioso. Essendo queste i soggetti gestori o fruitori dei luoghi di ritrovo di cui all'articolo 1c.1, ci vediamo costretti, in mancanza di puntuale ed esaustivo elenco dettagliato nel testo del regolamento, a fornirne uno noi: i destinatari dello pseudo regolamento edilizio sono tutte le associazioni culturali, tutti i sindacati e i partiti politici, tutte le aggregazioni che perseguono finalità sociali di assistenza e beneficenza, tutte le associazioni con finalità di culto religioso, tutti i soggetti che al di fuori della scuola pubblica svolgono attività didattiche, tutte le associazioni di volontariato, le parrocchie, il Lion Clubs e persino i Rotari Clubs;
3 - Letta la elencazione appare evidente che l'innocente regolamento mascherato da regolamento edilizio è in realtà un marchingegno che pone gravi limitazioni funzionali ai seguenti articoli della Costituzione:
A - Articolo 17: I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica;
B - Articolo 18: I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
C - Articolo 19: Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
D - Articolo 20: Il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività;
4 - L'Articolo 2  dello pseudo regolamento (prevenzione incendi) stabilisce che, allo scopo di garantire adeguata prevenzione incendi ed allo scopo di raggiungere i primari obbiettivi di sicurezza relativi alla salvaguardia delle persone e dei beni sono assimilabili ai locali di cui all'articolo 1, (D) del D.M. 19 Agosto 1996. Chiarito tuttavia che le sale convegno a cui si riferisce il richiamato D.M. sono le sale in cui si svolgono convegni di grande dimensione e non certamente le salette in cui può tenere la riunione, ad esempio una società bocciofila o un gruppo di amanti della poesia, chiarito che le norme contenute nel D.M. medesimo, in quanto norme di ordine pubblico, non sono suscettibili di applicazione analogica estensiva, raggiunto che lo stesso D.M nel successivo articolo 2 (A) esclude la sua applicabilità ai locali destinati esclusivamente a riunioni operative, di pertinenza di sedi, di associazioni e di enti;
Per completezza aggiungiamo che lo pseudo regolamento è potenzialmente lesivo anche dell'Articolo 14 della Costituzione che dispone: Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.
La circostanza più importante del regolamento è che essa è stata ipocritamente nascosta. Poichè nessun folle può immaginare di adottare regolamenti che limitano i diritti organizzativi di sindacati, partiti politici, associazioni culturali ecc.ecc, anche se le persone che nutrono vocazioni golpiste sono più numerose di quanto non si immagini, dobbiamo ricostruire il vero obbiettivo che gli amministratori arzignanesi hanno avuto di mira nell'adottare un regolamento. A questo riguardo è sufficiente riferirci alle dichiarazioni che l'assessore alla sicurezza del Comune di Arzignano ha rilasciato alla stampa: "Dobbiamo colpire la "moschea selvaggia", e con questo regolamento vogliamo creare uno strumento di avanguardia che può servire a livello nazionale". Più in dettaglio ciò che i valorosi amministratori di Arzignano  perseguono è la chiusura del centro culturale islamico e dei luoghi di culto degli immigrati di religione sikh o buddista e, infine, dei seguaci della religione dei testimoni di Geova.
E' quest'ultima, effettiva motivazione del regolamento adottato che ne induce, da cittadino italiano di religione islamica, a predisporre ricorso alla corte europea dei diritti dell'uomo contro un regolamento liberticida mascherato da integrazione di un regolamento edilizio.

P.S: I latini dicevano: "Uni cuique suum" (a ciascuno il suo): è opportuno che gli estensori dei regolamenti, che sono pur sempre norme giuridiche concrete, siano delle persone professionalmente esperte in diritto e non geometri o architetti. E' vero, tuttavia, che i leghisti a vocazione celtica non danno credito alle massime espresse in lingua latina...