martedì 20 settembre 2011

IL DIBATTITO SULLA PALESTINA INDIPENDENTE


A quanto pare l'ebreo Thomas L. Friedman la pensa come un musulmano non moderato come me e non come l'avvocaticchio ebreuzzo del quale abbiamo pubblicato l'articolo ieri. L'ebreo Friedman è mio fratello in Abramo. Per fortuna, nel mondo, ce ne sono tanti. 

Palestina, primo passo per il riconoscimento "Venerdì presenteremo la richiesta all´Onu"



NEW YORK - Adesso è solo una corsa contro il tempo per evitare che le Nazioni Unite si ritrovino disunite come mai. Il presidente dell´autorità palestinese Abu Mazen ha ufficialmente informato il segretario dell´Onu Ban Ki-moon che venerdì prossimo presenterà la «richiesta di adesione come stato dell´Onu».
Dovrebbe essere una festa per tutti. Era stato lo stesso Barack Obama ad augurarsi che entro il 2012 le Nazioni Unite avrebbero potuto accettare il loro 194esimo stato. E invece proprio il presidente Usa - che a New York parlerà domani - sarebbe costretto ad apporre il veto. Il riconoscimento doveva arrivare attraverso i colloqui di pace: promossi dagli stessi americani ma falliti di fronte al rifiuto del premier Benjamin Netanyahu di fermare gli insediamenti nei Territori e a Gerusalemme Est.
La mossa palestinese è una implicita ammissione dell´impossibilità del dialogo. E quindi una sfida. Lo dice sempre Abu Mazen di prevedere un «periodo difficile»: un eufemismo per indicare quella «esplosione di violenza» evocata ieri dal ministro degli Esteri francese Alain Juppè. Hamas ha annunciato l´accordo con Fatah per «annullare tutte le manifestazioni»: ma che potrebbe succedere nei Territori se la richiesta si infrangerà contro il no del Consiglio?
Il fatto è che la sfida palestinese ha tutti i crismi della giurisdizione internazionale: e per questo mette in imbarazzo l´Unione europea. «Una divisione tra Usa e Ue sarebbe catastrofica» ha detto il ministro Franco Frattini a New York per l´Assemblea generale. Aggiungendo però che «bisogna dare ai palestinesi qualcosa di tangibile». Ma cosa? Gli americani minacciano piuttosto qualcosa da togliere: gli aiuti da 500 milioni di dollari all´anno. Il segretario di Stato Hillary Clinton ha incontrato il commissario europeo Catherine Ashton. E lo stesso Ban Ki-moon ha partecipato alle riunioni del Quartetto (Onu, Ue, Usa e Russia) accavallatesi tra domenica e ieri. La Casa Bianca continua a sperare che palestinesi e israeliani negozino «un compromesso» attraverso una «trattativa diretta». Ma a questo punto gli scenari si intrecciano vertiginosamente.
Il più ottimista è la controproposta su cui lavora proprio il Quartetto per dissuadere in extremis i palestinesi: facendo ripartire i colloqui proprio nella meravigliosa cornice dell´Onu oggi ridipinto in scenografia da guerra. Ma Abu Mazen ha già rispedito al mittente l´offerta che l´ex premier inglese ha confezionato con i due inviati Usa Dennis Ross e David Hale: e che avrebbe detto alla Palestina «gli attributi di uno stato» senza però la qualifica. Piccolo particolare: l´Autorità palestinese avrebbe così potuto sedere in tutte le organizzazioni internazionali. Tranne in quelle giudiziarie: dove invece come stato membro potrebbe portare gli israeliani davanti alla Corte di giustizia o alla Corte criminale internazionale.
Senza accordo Abu Mazen venerdì presenta quindi la sua richiesta che va al Consiglio di Sicurezza. E qui scatterebbero gli scenari due, tre e quattro. I palestinesi ottengono i 9 voti su 15 necessari: ma già sei Stati sarebbero contro e gli Usa stanno lavorando sul numero per evitare di porre il veto. Scenario numero tre: il Consiglio di sicurezza passa la richiesta e gli americani la bloccano. Per la Turchia di Recep Tayyip Erdogan - che ha da tempo raggelato le relazioni con Israele, sempre più isolato, e ora in freddo anche con l´Egitto - la posizione americana sarebbe «difficile da comprendere e sostenere». Ma a questo punto saremmo già allo scenario numero quattro: la proposta bocciata viene presentata all´Assemblea generale. Qui per i palestinesi i numeri ci sarebbero. L´Assemblea ha il potere di conferire lo status di "Stato osservatore". E la qualifica riservata oggi solo alla Città del Vaticano ma permette l´accesso a tutte le organizzazioni internazionali - e quindi anche a quelle giudiziarie.
Ma i tempi? Ecco: sui tempi del voto - da quello del Consiglio a quello eventuale della Assemblea - è ancora tutto da decidere. E qui si aprirebbe lo scenario numero cinque. Il Consiglio potrebbe rispondere alla richiesta palestinese istituendo una bella commissione incaricata di esaminarla. L´ultimo disperato tentativo per prendere quello che in queste ore freneticamente manca: il tempo.



Angelo Aquaro, La Repubblica







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