mercoledì 20 aprile 2011

L'EGITTO

Una nuova fase della storia egiziana iniziò con la turbinosa spedizione Napoleonica (1798-1901), culminata nella battaglia delle piramidi in cui i Mamelucchi furono duramente sconfitti: la vicenda fu priva di immediati risultati politici ma gettò nel paese i semi di un prossimo Risorgimento: era la prima volta, infatti che il paese arabo che era stato nei secoli uno dei punti di riferimento dell'Islam prese diretto contatto con "la modernità europea" e soprattutto con le sue straordinarie conquiste tecnologiche e con i principi illuministici e liberali della rivoluzione francese.
Dal 1806 il restaurato dominio turco fu rappresentato da Mehmet Alì, un rude guerriero di origine albanese che vi fondò per quasi un secolo e mezzo la sua dinastia. Il suo potere si affermò attraverso il massacro in tipico stile medievale dei Mamelucchi che costituivano pur sempre l'oligarchia dominante in Egitto. Mehmet Alì si affermò anche con i servigi resi all'impero ottomano e all'ortodossia musulmana nella prolungata repressione del movimento Wahhabita esploso in Arabia e, inoltre nella spietata lotta contro l'insurrezione greca (1824-1827). Ormai consapevole della sua forza Mehmet Alì non esitò a dichiarare guerra al sultano di Costantinopoli per difendere l'autonomia della Siria che si era ribellata alla "Sublime Porta". Il conflitto si risolse solo per l'intervento inglese che impedì l'annessione della Siria all'Egitto.
In questi brillanti successi militari si distinse il figlio di Mehmet Alì, Ibrahim Pascià: i suoi successi furono il risultato non solo del valore organizzativo e guerriero del nuovo signore d'Egitto, ma soprattutto del suo intelligente accoglimento delle rivoluzionarie tecniche europee, alle quali egli aprì il suo paese non solo in campo militare ma anche economico, agricolo e industriale. Egli rimase un despote orientale, turco di lingua e di educazione e del tutto estraneo a ipotetici ideali di un Risorgimento nazionale arabo, ma per consolidare e potenziare il suo stato non esitò a sollecitare l'aiuto europeo, circondandosi di consiglieri militari  e inviando in occidente missioni di studenti egiziani, gettando in tal modo le basi dell'Egitto moderno che considerò a lungo Mehmet Alì e Ibrahim i padri del suo Risorgimento.
Mehmet Alì morì nel 1849 ma il suo nipote più famoso, Ismail (1863-1880) ottenne dal sultano di Costantinopoli il titolo di Khedivé (Vice re). Ismail, ormai nettamente arabizzato, riprese a ritmo accelerato l'opera del nonno, affido l'apertura del Canale di Suez a una società anglo-franco-egiziana, proseguì sulla strada del progresso tecnico e intellettuale del paese e procedette in condominio con l'Inghilterra alla conquista del Sudan, che divenne infatti una sorta di condominio denominato "Sudan-anglo-egiziano". La penetrazione egiziana nell'immenso territorio esteso fino al centro dell'Africa era iniziata da lungo tempo, ma fu portata a termine grazie all'opera dell'italiano Romolo Gessi e dal generale inglese C.H.Gordon, per combattervi la tratta degli schiavi. L'Inghilterra ne approfittò per intensificare la sua penetrazione economica nel Sudan, tanto che a governatore della capitale Khartoum fu nominato Gordon che assunse il titolo di
Pascià. Intanto gli sperperi della magnificenza orientale della corte di Ismail finirono con il rovinarlo e la pressione dei creditori europei, soprattutto inglesi, lo costrinse all'abdicazione. Sotto il successore Tawfiq l'imperialismo inglese, che da tempo mirava a piazzarsi in Egitto in forma stabile sia per avere un più stretto rapporto con la via delle Indie, sia per acquisire una sorta di continuità territoriale, le colonie africane dal Mar Mediterraneo fino a città del Capo, colse l'occasione di una violenta rivolta xenofoba scoppiata sotto il governo di Tawfiq r guidata da un leader indipendente di nome Orabi Pascià, e nel 1882, con una sbrigativa azione militare, divenne di fatto padrone del paese. Il Khedivé egiziano continuò a regnare come uno degli ultimi califfi Abbasidi sotto la stretta tutela di un alto commissario britannico, che divenne in sostanza l'amministratore unico e il gestore dell'intera rete dei servizi pubblici egiziani. In questi anni gli inglesi dovettero fronteggiare un grave pericolo rappresentato da una generalizzata rivolta contro gli stranieri guidata in Sudan dallo sceicco Muhammad Ahmat, che assunse il titolo di Mahdi (Messia), conquistò il paese compresa la capitale Khartoum dove la guarnigione anglo-egiziana venne massacrata (1885) e Gordon Pascià decapitato.
Il Sudan rimase sotto il governo del Mahdi e del suo successore fino a che le truppe guidate da Lord Kitchener non riaffermarono il dominio anglo-egiziano (1898), dopo una sanguinosa battaglia combattuta ad Omdurman: gli oltre 30 mila guerrieri del Mahdi si fecero massacrare in insensate cariche di cavalleria contro le file di cannoni e mitragliatrici che gli inglesi avevano schierato in fondo a una grande vallata.
L'occupazione inglese dell'Egitto accelerò e intensificò il processo di modernizzazione, dando al paese una struttura amministrativa, economica ed educativa di tipo occidentale, che via via si impose ai modi di vita tradizionali. L'accettazione della superiorità materiale straniera spinse le giovani generazioni egiziane a ricercare le fonte di tale superiorità e a intensificare il contatto con le idee e le idiologie politiche dell'occidente: e a questa élite si rivelarono insieme nella loro recente elaborazione europea i concetti di nazionalità, di libertà e di democrazia. Nessuno di questi, per altro, poteva dirsi completamente ignoto alla tradizione nazionale egiziana potendosi perfino trovare qualche precedente nella più remota antichità egizia e nelle stesse origini dell'Islam. Tra la fine dell'800 e i primi del 900' gli egiziani impararono alla scuola europea l'amor di patria che germogliò dal senso moderno della nazionalità insieme alla sua esasperazione nazionalistica. Divenne sempre più forte tra gli egiziani l'insopprimibile ideale dell'indipendenza dallo straniero, all'inizio congiunto a quello dell'interna libertà civile e della democrazia; via via tale legame si fece sempre più labile e il fine dell'indipendenza si fece più aspro ed esclusivo della durezza e della lotta contro la potenza coloniale. I primi apostoli del nazionalismo arabo come Mustafà Kamil e la schiera dei polemisti siriani che in Egitto trovarono il loro rifugio e il loro campo di attività, svilupparono i loro ideali su linee prettamente ottocentesche, di libertà, indipendenza e democrazia strettamente intrecciate; ma quando l'Europa precipitò nell'abisso della prima guerra mondiale, gli egiziani, ancora a mezza strada nella loro battaglia per l'indipendenza, sacrificarono anch'essi a quell'unico scopo ogni altra istanza.
La fine della prima guerra mondiale trovò il paese ancora soggetto al protettorato britannico con un nominale sultano nella persona di un figlio di Ismail, Fuad, ma un irresistibile moto di piazza e di opinione, capeggiato dal leader nazionalista Saad Zaghlul, costrinse l'Inghilterra, dopo il solito primo atto delle fucilazioni, degli arresti, delle deportazioni e degli esili, a dichiarare nel 1922 l'indipendenza egiziana, pur vincolata da sostanziali riserve politico militari.

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